domenica 26 luglio 2009

Teti: la madre del pelasgico Achille

 

Già nel leggere il titolo qualcuno potrebbe storcere il naso, soprattutto i lettori greci i quali ritengono che leggendario sia sinonimo di greco. Greci erano gli eroi della guerra di Troia, anche se nell’Iliade l’esercito che combatteva contro i troiani non era né greco né elleno. Omero li definisce solo achei. Per Robert d’Angely l’etimologia della parola acheo è riconducibile alla lingua albanese e significherebbe “così bello, che piace a tutti”. Un altro greco famoso? Alessandro Magno. Non si deve stupire il lettore nel leggere che per i greci anche Alessandro Magno è greco. Il principio è sempre lo stesso: tutto ciò che sia riconducibile all’antichità e sia leggendario e famoso, è necessariamente greco.

Teti e Achille

Teti e Achille

Ma analizziamo meglio quanto fosse effettivamente greco il grande condottiero.

Filippo II di Macedonia sposa in seconde nozze Olimpiade (il suo vero nome era Polissena), che in quanto figlia del monarca dei Molossi d’Epiro, Neottolemo, discende direttamente da Achille. Per molti questa origine sarebbe alla base del motivo per il quale Alessandro Magno è stato considerato il nuovo Achille.

Pertanto la madre di Alessandro Magno era epiriota, cioè albanese. Se dessimo credito a Georgiu Fineley, autore de “La storia della rivoluzione greca”, il quale sostiene che gli antichi storici ritenevano possibile che Alessandro Magno parlasse con i generali del suo esercito la lingua della madre, quale era questa lingua? Siamo sicuri che si trattasse della lingua greca? Perché i greci chiamavano Filippo II di Macedonia, padre di Alessandro Magno, barbaro?

Un'altra notazione importante: l’eroe nazionale dell’Albania, Giorgio Kastriota, noto come il soldato di Cristo, era chiamato dai turchi Skënderbe che vuol dire il principe Alessandro. Forse lo chiamarono così in onore del bisnonno Alessandro Magno?

Ma abbandoniamo questa controversa questione per analizzare l’argomento principale di questo articolo.

La ninfa Teti era la più bella tra le cinquanta ninfe figlie di Nereo e Doride. La sua figura è principalmente quella di sposa di Peleo e madre di Achille. Sia Poseidone che Zeus avrebbero voluto sposarla. Tuttavia essendo stato profetizzato che il figlio di Teti avrebbe acquistato maggiore fama del proprio padre, Poseidone rivolse le sue attenzioni ad Anfitrite, sorella di Teti. Zeus scelse Era come compagna e impose a Teti di sposare Peleo, il più nobile degli uomini, il quale però faticò non poco per farsi accettare da Teti.

Teti cercò di rendere immortali i primi sei figli avuti da Peleo, immergendone i corpi nel fuoco, ma Peleo riuscì a sottrarle l'ultimo nato, Achille, prima che la dea completasse il rito magico che avrebbe dovuto renderlo immortale. Uno dei talloni del bambino si era già bruciato e il centauro Chirone, che s'intendeva di medicina, sostituì l’osso danneggiato.

Fermiamoci un attimo.

L’etimologia del nome Chirone risale alla lingua albanese. Abbiamo detto che il centauro Chirone era un medico. Il compito di un medico è quello di fare in modo che un paziente guarisca. In albanese il verbo guarire è shëron. A questo punto lasciamo che il lettore tragga le proprie conclusioni sull’attendibilità di questa osservazione.

Andiamo avanti con la storia.

Abbiamo detto che Chirone, pregato da Peleo, sostituì l'osso danneggiato, prendendo quello corrispondente dallo scheletro del gigante Damaso, che da vivo era stato invincibile nella corsa, ciò spiega le doti di corridore di Achille "pie' veloce".

Fermiamoci ancora.

A proposito Robert d’Angely osserva che in greco il nome di Achille è Aχιλλευς (Achilleus) e anche in questo caso l’etimologia può essere spiegata facendo riferimento alla lingua albanese; Aq-i-lehtë/i che in italiano sarebbe: così leggero/veloce.

Achille contro Ettore

Andiamo avanti.

Nonostante questo intervento, il tallone di Achille rimase vulnerabile. La madre non aveva fatto in tempo a spalmarlo con l'ambrosia, che era riuscita a distribuire nel resto del corpo per renderlo invulnerabile.

Una tradizione più accreditata annovera tra i sostenitori l’artista Rubens, il quale in un suo dipinto raffigura il momento del rito compiuto da Teti. Secondo questa versione dei fatti la vulnerabilità del tallone di Achille sarebbe dovuta al fatto che Teti intendeva renderlo invulnerabile immergendolo nel fiume Stige e non nel fuoco. La donna reggeva il bambino per un piede, che quindi rimase asciutto.

Teti immerge Achille nello Stige Teti immerge Achille nello Stige

Dopo le note vicende della guerra di Troia e la morte di Achille, Teti raccolse le sue ceneri insieme a quelle di Patroclo in un'urna che, forgiata da Efesto, le era stata donata per le sue nozze, e guidò l'anima del figlio alla boscosa isola di Leuca, di fronte alle foci del Danubio. Poi si recò nel luogo del suo primo incontro con Peleo e lo portò con sé negli abissi, dove avrebbe ottenuto l'immortalità anche per lui. Sennonché egli l'abbandonò per raggiungere la terra dei Molossi, dove sperava di rintracciare Neottolemo, figlio di Achille, e perse irrimediabilmente quella possibilità: fece naufragio e morì presso Eubea.

Teti si ritrova in molte altre leggende. Aiutò per esempio agli Argonauti; accolse nella sua grotta marina Dioniso che, inseguito dagli uomini di Licurgo, re degli Edoni, si era gettato in mare; soccorse Teseo che, tuffatosi in mare per ripescare l'anello gettatovi da Minosse, dimostrò in tal modo di essere figlio di Poseidone; aiutò perfino Zeus a liberarsi da un crudele incantesimo.

Dopo avere raccontato in breve la storia della ninfa andiamo alla questione etimologica relativa al suo nome. In greco Thétis, in latino Thetis oppure Thelis, Thetidis.

Dalle ricerche che ho fatto, non ho trovato nessuno che fornisca un’etimologia completa del nome Teti. Pertanto il punto da cui decido di partire è la spiegazione che dà Bürkert relativamente al nome della titanessa Teti o Tetide (greco Τηθύς), moglie del fratello Oceano e nonna della nostra Teti.

Bürkert vede nel nome Teti una trasformazione dell'accadico tiamtu o tâmtu, “il mare”, che è riconoscibile in Tiamat. Ovviamente se Bürkert avesse potuto ricorrere alla lingua albanese non avrebbe dovuto necessariamente scomodare la lingua accadica per trovare l’etimologia del nome della titanessa. In albanese il mare è det o deti. La somiglianza con il nome di Teti è notevole.

Ma se il nome della nonna della nostra Teti si spiega perfettamente con la parola albanese deti, credo che per la ninfa il percorso etimologico non possa essere lo stesso.

Mi spiego meglio. Teti era una ninfa e come abbiamo già detto trascorreva molto tempo nelle profondità marine. La parola profondo in albanese è Thellë e la parola profondità è Thellësia. Credo che ricondurre il nome della ninfa alla parola albanese Thellë sia una buona strada da seguire.

Questo articolo non ha la pretesa di essere un tentativo di spiegare una volta e per tutte l’etimologia della parola in questione, ma piuttosto è un invito a riflettere sulla questione, partendo dalla riflessione di un attento conoscitore della lingua albanese che non si è mai arrogato il diritto di essere un linguista.

domenica 5 luglio 2009

Thot/Hermes Trimegisto

 

Il verbo “them” in albanese si traduce con dire, ma anche con raccontare, pensare, giudicare. “Thotë” perciò vuol dThotire che qualcuno racconta, pensa, giudica.

Se diamo un’occhiata da vicino agli attributi della divinità egizia Thot, non potremo fare a meno di notare la grande somiglianza che questi hanno con la parola albanese thotë (dice).

Thot è noto come il dio della sapienza e della scrittura. Viene rappresentato con la testa di Ibis e, molto spesso, nelle sue raffigurazioni è presente anche Anubi, divinità con la testa di sciacallo che aveva il compito di accompagnare i defunti davanti al tribunale supremo degli dei.

Nell’epoca greco-romana, il dio Thot era Hermes Trimegisto, il Mercurio dei romani. Anche in questo caso nella mitologia cosiddetta greca, il nome di Hermes Trimegisto si spiega tramite il ricorso alla lingua albanese.

Hermes è “Err mes”, che nel dialetto ghego dell’Albania del Nord vuol dire: “Io ammazzo l’oscurità” o anche “Colui che sfida l’oscurità”, err – oscurità, buio, mesm(b)ys - ammazzo, uccido.

In principio, prima che i greci facessero la loro comparsa, una delle funzioni della divinità Hermes era l’accompagnamento dei defunti nella loro ultima dimora, cioè nell’aldilà (terri, l’oscurità, il buio pesto).

Anche per spiegare la parola “Trimegisto” dobbiamo affidarci alla lingua albanese. Questa parola, che i greci ritengono sia di tipo onomatopeico e dunque facilmente spiegabile come “tre volte grandissimo”, accompagna quasi sempre la divinità Hermes. La leggenda narra che Hermes inventò la lira, utilizzando il guscio della tartaruga come scatola di risonanza e le budella come corde. I pelasgi lo qualificarono come “Err mys – Kris me gishta” cioè “Hermes che suona con le dita”, Kris –suona, me – con, gishta – dita. Questo strumento, cioè la lira, più tardi venne associato ad Apollo.

Chi vuole approfondire l’argomento, può leggere il libro dell’autore Giuseppe Catapano “Thot parlava albanese” pubblicato a Roma nel 1984.

Brano liberamente tratto dal libro di Mathieu Aref, “Albanie ou l'incroyable odyssée d'un peuple préhellénique”.