domenica 8 maggio 2011

L’invasione del Kosovo e l’inizio della sua colonizzazione da parte dei Serbi

Nel 1912 ebbe inizio la guerra balcanica. Questa guerra aveva come principali protagonisti tre stati balcanici che erano alleati con la Russia: la Serbia, la Grecia e la Bulgaria. La guerra scoppiò per la spartizione delle terre che erano occupate dall’Impero Ottomano che, di fatto, erano territori abitati dagli Albanesi. Dunque le guerre balcaniche vennero alimentate dal nazionalismo estremo greco e serbo, e l’unico fine era appropriarsi delle terre degli Albanesi, possibilmente assimilandoli o addirittura sterminandoli. Le Grandi Potenze regalarono alla Serbia il Kosovo, e fu proprio questa l’area da dove i Serbi iniziarono a realizzare i loro piani per lo sterminio degli Albanesi.

mappa

__Il confine dello stato Serbo nel 1817-1878

-------Il confine dello stato Serbo nel 1878

………Il confine dello stato Serbo nel 1913

L'espansione dello stato serbo a discapito delle terre albanesi

Secondo Yusuf Osman, e in base ai registri del catasto, le terre albanesi in quel periodo avevano una superficie di 115.000 km2. In seguito, allo stato albanese rimasero solo 28.000 km2; il resto del territorio passò alla Serbia e alla Grecia. Dopo avere preso le terre albanesi, la Serbia espanse la sua dimensione geografica e demografica aumentando dell'82% in superficie e del 55% in popolazione.

Il Montenegro crebbe del 62% come territorio e del 100% come popolazione.

La Grecia aumentò del 67% in estensione e del 68% per popolazione[1].

Grazie all'appoggio delle Grandi Potenze, la Serbia incrementò la propria popolazione fino ad avere 1,6 milioni abitanti dopo aver ricevuto 13.000 km2 dall'Impero Ottomano, in gran parte territori albanesi. La crescita della popolazione non era naturale. Nel 1886 la Serbia contava 1,3 milioni abitanti, invece nella I Guerra Mondiale arrivò fino a 3,2 milioni abitanti. Come si può vedere, la Grande Serbia, la Grande Grecia e il Montenegro si formarono acquisendo territori albanesi. Il fatto più assurdo è che questi paesi quasi raddoppiarono le loro popolazioni incrementandole con i residenti albanesi.

Durante gli anni 1912-1914 vennero uccisi quasi 26.000 albanesi e ne furono imprigionati altri 21.000; in Turchia ne vennero internati 500.000. Nel 1915 se ne imprigionarono altri 120.000[2]. In quel periodo, dunque, furono internati in totale all’incirca 620.000 albanesi, che vennero sostituiti con 20.000 serbi e 6.000 montenegrini[3]. Negli anni 1912-1915 dalla città di Manastir furono deportati in Turchia un numero approssimativo di 130.000 albanesi.

Leo Freundlich scrive: “Migliaia di uomini, donne, bambini e anziani uccisi e massacrati. Interi paesi bruciati e case saccheggiate. Donne e ragazze trattate in modo disumano. Un paese devastato, saccheggiato, lavato nel sangue e umiliato, ci dimostra che i Serbi in Albania non sono entrati come liberatori, ma come assassini degli Albanesi... innumerevoli villaggi sono stati rasi al suolo, le persone sono state massacrate in massa senza ombra di compassione. Il luogo del quale generazioni di Albanesi poveri avevano fatto la loro patria ormai è trasformato in una distesa di cumuli di rovine. L'intera nazione è stata crocifissa, il sangue continua a scorrere ma l'Europa tace…” (Leo Freundlich, Vienna 1913.).

Edith Durham scrisse nel 1913: “A Shalë (paese albanese N.d.T.) i musulmani o si dovevano battezzare o dovevano morire. A Pec un uomo raccontava che il governo ogni giorno annunciava la fucilazione di dieci uomini. Nessuno sapeva chi fossero e per quale motivo li uccidessero. Li portavano davanti a una grande fossa che sarebbe diventata la loro tomba.

La terra che i Serbi presero nel 1912 era al 90% di proprietà degli Albanesi ricchi. La Serbia promulgò diverse leggi per espropriarli delle loro terre e darle ai cittadini serbi.

Le uccisioni e la violenza nei confronti degli albanesi continuarono sistematicamente anche dopo la creazione della Jugoslavia. Il giornale di Belgrado Rad scriveva il 5 agosto 1925: “É da diversi giorni che le case bruciano. È difficile sentire le urla dei bambini e dei vecchi che vengono maltrattati per derubarli. La Serbia ha creato una provincia con cittadini di serie B. La stanno bruciando villaggi interi, si massacrano gli uomini e le atrocità sono infinite. Nessuno in questo paese (in Kosovo, N.d.T.) ha scrupoli. Come l’ultimo cannibale, il potere dello stato predica lo sterminio di una etnia a causa della sua identità nazionale e religiosa.”

Dopo che gli Albanesi se ne furono andati dai loro territori e interi villaggi rimasero disabitati, subito furono ripopolati da coloni serbi. L’obbiettivo di questa colonizzazione era cambiare la nazionalità di quei paesi, da albanesi in serbi. In pratica erano rimaste talmente tante terre libere tra quelle che erano appartenute agli Albanesi, che Belgrado pianificò di portare dei Russi dalla loro madrepatria così come in precedenza aveva fatto la Grecia.

I coloni serbi arrivarono anche dall’America, dall'Europa e da altri paesi dove vivevano e lavoravano. Entro pochissimo tempo intere famiglie di origine serba dal niente si trovavano proprietarie di appezzamenti di terreno da 4 o 5 fino a 40 ettari.

Nel periodo fra le due guerre mondiali lo stato Serbo, con la scusa della riforma agraria, espropriò migliaia di ettari di terra che appartenevano agli Albanesi per darli ai Serbi. Durante questo periodo in Kosovo furono trasferite 13.482 famiglie in 594 insediamenti[4].

Nel 1930 lasciarono il loro paese e se ne andarono in Asia 30.000 albanesi; le loro terre furono vendute a bassi prezzi ai coloni montenegrini. Invece altri 6.000 albanesi ritornarono in Albania. La migrazione degli Albanesi proseguiva a ritmi alti, e nello stesso tempo continuava la sostituzione nei villaggi che loro lasciavano con coloni serbi e montenegrini.


[1] Guarda Nuri Bashota, Tokat shqiptare në udhëkryqin e tanishëm ballkanik, Shqiptarët në rrjedhat ballkanike, Prishtinë, 1996, p. 275.

[2] H. Bajrami, Konventa jugoslavo-turke për shpërnguljen e shqiptarëve, “Gjurmime albanologjike”, 1982.

[3] H. Bajrami, Politika e shfarosjes së shqiptarëve dhe kolonizimi serb i Kosovës (1844-1945), Prishtinë 1995, p. 27.

[4] Registro delle colonie del giorno 8/04/1940.

Brano liberamente tratto dal libro Planet për zhdukjen e shqiptarëve dell’autrice Elena Kocaqi

Traduzione dall'albanese di Elton Varfi

Link versione albanese: Pushtimi i vilajetit të Kosovës dhe fillimi i serbizimit të saj

13 commenti:

  1. Per quelli che si affidano ai complottisti e Negazionisti è meglio guardare la storia prima di dare un giudizio affrettato a favore dei serbi i quali soffrivano e sffrono tutt'ora oggi da un nazionalismo malato che gli ha portati in rovina.
    Posto un articolo di Fabio Mosca

    Pagine occultate di storia sulla prima dissoluzione della Jugoslavia.

    Vi faccio omaggio di un lavoro di ricerca fatto di traduzioni ...
    (traduzione Fabrizio Mosca)
    parte 1-a

    """
    Il regno dei Serbi, Croati e Sloveni nato alla fine della Grande Guerra comprendeva, all'epoca: 5,4 milioni di serbi ortodossi e in maggioranza contadini, 3,7 milioni di croati, cattolici e per lo più dediti al commercio e all'industria, 1 milione di sloveni anch'essi cattolici. Ed inoltre consistenti minoranze di tedeschi, ungheresi, rumeni, cecoslovacchi , turchi e albanesi , verso le quali l'unica politica perseguita da questo Stato che voleva essere di soli slavi, o meglio, di soli Serbi, quelli che sapevano di esserlo e gli altri inconsapevoli, fu quella di cercare di espellerle.
    Restavano esclusi mezzo milione di Sloveni e Croati annessi nel frattempo al Regno d'Italia e, con plebiscito nel 1920, gli Sloveni della Koroška i quali, dopo aspri scontri di confine fra graniciari (truppe confinarie serbe) ed austriaci, preferirono passare sotto l'Austria tedesca (senza riceverne alcuna gratitudine) piuttosto che sotto il nuovo fratello slavo.

    La politica verso i non Serbi

    ... Uno dei fondatori della prima Jugoslavia, il noto scultore croato Ivan Mestrovich, racconta nelle sue Memorie, pubblicate in America dopo la seconda guerra mondiale, che durante la prima guerra, nelle trattative sulla costituzione della Jugoslavia, svoltesi tra i fuorusciti croati (uniti nel Comitato Jugoslavo di Londra), ed il Governo Serbo, il ministro serbo Protich propose-per i musulmani della Bosnia-Erzegovina:
    " o tornare al cristianesimo o emigrare in Turchia e sterminio di quelli che rifiutassero di partire o di battezzarsi."
    (Ivan Mestrovich: Uspomene na ljude i dogadjaje. Buenos Aires, 1961 - Knjiznica < Hrvatske Revije >, pagg. 73-74.)

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  2. Parte 2-a

    La Macedonia venne per prima occupata dai Serbi. Circa 300.000 macedoni accusati di essere filobulgari vennero espulsi. La lingua macedone venne vietata. Vennero modificati i cognomi, serbizzati i toponimi. La chiesa macedone, dichiaratasi autocefala ed indipendente da quella serba nel 1908, venne duramente perseguitata. Le chiese ed i monasteri vennero saccheggiati da cima a fondo, tutti i pope e gli insegnanti delle scuole vennero espulsi, imprigionati o deportati in Kosovo... Il capo della polizia della Macedonia, Zhika Lazich, successivamente divenuto Ministro dell'Interno, ammise tranquillamente conversando al ristorante a Belgrado con un giornalista francese, Henri Pozzi, che alle donne che non volevano collaborare si ficcava un ferro rovente nella vagina. Agli uomini venivano invece schiacciati i testicoli.
    Il Kosovo era stato messo a ferro e fuoco durante la ritirata del 1915 quando circa 15.000 albanesi vennero massacrati. Dal '18 la repressione riprese, seppure con maggior prudenza per evitare sanzioni, già minacciate dagli Occidentali allarmati per gli eccessi cui assistettero. Il gran dispiacere di non poter ricominciare il lavoro del '12 -'15, data la presenza di osservatori occidentali, non impedì al governo serbo di instaurarvi un regime di terrore. Il Kosovo venne ininterrottamente considerato territorio nemico durante gli anni tra le due guerre, in attesa dell'occasione propizia per la soluzione finale. Nel 1937 il progetto di espulsione degli Albanesi dal Kosovo di Vaso Ciubrilovich non venne rigettato, ma semplicemente archiviato in attesa di...tempi migliori , cioè una guerra! La costante fu la spinta all'emigrazione, soprattutto verso la Turchia. Stojadinivich applicò tutte le misure pacifiche suggeritegli da quel teorico campione di pulizia etnica.
    Immediatamente dopo la dichiarazione di adesione al regno del dicembre 1918 entrarono le forze armate serbe in Croazia, Slovenia, Bosnia Erzegovina e, Vojvodina ed imposero la legge marziale, come avevano già fatto in Kosovo e Macedonia. I non Serbi vennero trattati come nemici. Le caserme divennero quotidiani luoghi di arresti di massa e di punizioni corporali con bastonature e fustigazioni. Ogni ufficiale faceva la sua legge. Ad esempio il Tenente Colonnello Petar Teslich, comandante del Reggimento di fanteria di Zagabria, prescrisse che:
    "ogni offesa al re doveva essere punita con 25 frustate, e lo sputo sull'immagine del re con la fucilazione immediata, e che il soldato che frustava troppo dolcemente doveva venir fustigato lui pure con lo stesso numero di frustate."

    continua..

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  3. parte 3-a

    Il 28 giugno 1921 (il giorno di S. Vito, in serbocroato Vidov-dan), Alessandro I promulgò la Costituzione, votata con maggioranza risicata, che istituiva una monarchia molto centralizzata. Delle minoranze non c'era menzione.
    Praticamente il re poteva fare e disfare i governi a suo piacere: fra il 1918 e il 1929 fece e disfece ben 24 governi ! Il Parlamento ne fece cadere solo due; esso era praticamente inutile, dato che era la Corte a governare .
    Nel parlamento, monocamerale, vennero eletti nel novembre 1920 :
    91 deputati del Partito Radicale Nazionale (nazionalisti serbi di Pašich)
    92 deputati del Partito Democratico Jugoslavo, cui si allearono i liberali sloveni
    59 deputati del Partito Comunista.
    Nel corso del 21, in seguito ad alcuni attentati al re ed all'uccisione del ministro dell'Interno il P.C.J. venne messo al bando.
    Al IV congresso dell'Internazionale Comunista nel '24 venne adottata questa risoluzione:
    Dato che in Jugoslavia esiste un movimento di massa contro l'oppressione nazionale in tutte le sue forme... II principio generale sul diritto di autodecisione dei popoli, proclamato dal P.C.J., deve concretizzarsi nella formula: separazione della Croazia, Slovenia e Macedonia dalla conformazione attuale Jugoslavia, e loro costituzione in Repubbliche Indipendenti.
    La propaganda locale del partito aggiungeva che queste Repubbliche Indipendenti, volendo, si sarebbero poi riunite liberamente in una Federazione, presupposto per una futura Federazione Balcanica, prospettiva e meta del Partito, benché la Risoluzione non ne facesse cenno.
    ...Malgrado le promesse del re l'apparato del nuovo Stato rimase quasi interamente nelle mani dei Serbi. Dei 24 governi succedutisi tra il 1918 ed il 1929, il 97% dei Primi Ministri fu serbo, il 100% dei Ministri della Difesa, il 92% dei Ministri dell'Interno, il 98% dei Ministri delle Finanze, l'83% dei Ministri degli Esteri, l'83% dei Ministri dell'Istruzione, l'87% dei Ministri della Giustizia. Nell'Esercito 161 generali su 165 erano serbi o montenegrini.

    I contrasti etnici nel Regno SHS

    Ma non era la rivoluzione comunista il pericolo maggiore, almeno immediato, del regno. Esso veniva dal contrasto fra Serbi e non Serbi.
    Secondo un pamphlet di un avvocato serbo dell'opposizione, Rajko Jovanovich, nei primi 10 anni di vita del nuovo regno vennero emesse 24 sentenze politiche di condanna a morte, vennero compiuti circa 600 assassinii politici e 30.000 arresti politici, ci furono 3000 esiliati politici e numerose espulsioni. La maggioranza delle vittime furono Croati, Macedoni ed Albanesi. E le tasse in Croazia ed in Slovenia furono 10 volte superiori che in Serbia.
    Nel 1921 i partiti croati si coalizzarono in un Blocco Croato, guidato dal repubblicano Stepan Radich, all'epoca simpatizzante per la rivoluzione russa.
    Il suo Partito Contadino Repubblicano Croato, inizialmente presente in Croazia e Slavonia, aderì per un breve periodo alla III Internazionale di Lenin.
    Dal 1922 si estese anche in Bosnia - Erzegovina e nel 1923 anche in Dalmazia. Nello stesso anno ebbe il 21,76% dei voti (i croati erano il 23% della popolazione).
    In dissidio colla linea moderata di Radich nel 1923 il Partito del Diritto Croato uscì dal Blocco Croato.
    Nell'estate del 1924 Stepan Radich si recò a Mosca per chiedere aiuto contro la dominazione serba, ma tornò deluso e disse: laggiù vogliono servi, non amici. Finì così il feeling di Radich con Mosca.
    Alle elezioni del 1925 il partito di Radich aumentò sino a raggiungere il 22,3% del totale. Questo successo persuase Radich ad uscire dall'astinenza politica accogliendo la Costituzione monarchica del 1921 e rinunciando così alla pregiudiziale repubblicana. Ciò gli permise di entrare in un governo coi Radicali Serbi, una collaborazione che fra diffidenze e tensioni durò sino al 1927.

    continua...

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  4. parte 4-a

    Ma queste svolte produssero grande sbandamento nel Blocco Croato che si disgregò.
    Paolo Radich in un forte discorso alla camera denunciò, già il 27 febbraio del '27 le forze oscure che tramavano per instaurare la dittatura. Uscì poi dall'alleanza con i Radicali.
    Ed il 20 giugno 1928 successe l'irreparabile: mentre Stepan Radich parlava in Parlamento, un deputato montenegrino, Puniša Racich, membro del partito radicale serbo, ex capo dei cetnici, membro della Mano Bianca , estrasse la pistola e l'uccise; sparò poi contro il banco dei deputati croati uccidendo pure Paolo Radich e Giure Basarick e ferì altri tre.
    Questo avveniva fra gli applausi dei radicali serbi, che inscenarono per le strade manifestazioni di giubilo.
    L'assassino ebbe solo gli arresti domiciliari mentre il successore di Radich, Vlatko Macek, venne incarcerato per aver chiesto giustizia!
    Scoppiarono gravi incidenti in Croazia, dove ci fu una sollevazione popolare cui parteciparono non solo i nazionalisti croati ma anche i comunisti ed il Blocco Croato riprese nuovamente vigore, radicalizzandosi.

    Ante Pavelich (1889-1959), presidente dell'Associazione Avvocati Penalisti Croati, deputato al parlamento nel Partito del Diritto Croato e testimone oculare dell'assassinio, minacciato egli pure di morte, fondò in quei frangenti, assieme a Gustav Percec, l' Ustaše Hrvatska Revolucionarna Organizacija , il Partito Ustascia ( in croato ustaši = insorti), con un programma secessionista con ogni mezzo, inclusa la lotta armata .
    Fuggì in Ungheria dove tentò di organizzare delle unità terroristiche. Mancava però di mezzi e prontamente Mussolini colse l'occasione, appoggiò gli ustasci offrendo loro ospitalità in Italia, e li usò come arma per destabilizzare la Jugoslavia.

    La dittatura di re AlessandroKaragiorgevich

    Dopo il grave episodio di Radich, al fine di preservare l'unità del paese e far fronte ai pericoli paventati dall'esterno, re Alessandro, il vero mandante di quell'omicidio, incoraggiato pure dall'Europa dell'epoca che era incline alle dittature, decise di instaurare la propria dittatura personale.
    Il 6 gennaio del 1929 Alessandro sciolse il parlamento, abolì la Costituzione , sospese la libertà di riunione, soppresse i partiti. Lo Stato di polizia aveva ora le mani libere per perseguitare, incarcerare e sopprimere gli oppositori.
    Forse con l'intento di blandire i Croati, cambiò il nome del Regno SHS in Regno di Jugo-slavia ( Slavia del sud), nome coniato un secolo prima dal vescovo croato di Zagabria Strossmeyer, eminente studioso e propugnatore di una federazione dei popoli slavi del sud su un piano di parità. Con quel nome, e non con quello preferito dai nazionalisti serbi di Grande Serbia, la regione è rimasta nota al mondo sino alla sua dissoluzione nel 1991.
    Nel settembre del l931 re Alessandro promulgò una nuova Costituzione che pose fine al regime parlamentare: i ministri erano responsabili direttamente al re cui, in caso di conflitto, spettava sempre l'ultima parola. Una monarchia assoluta!

    continua...

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  5. parte 5-a

    La dittatura, sostanzialmente serbocentrica, radicalizzò ulteriormente tutte le opposizioni.
    Il governo fu intollerante verso la cultura croata, soprattutto quando questa si permetteva di ficcare il naso nella storia serba, addomesticata alla ragion di stato da un'Accademia Serba delle Arti e delle Scienze (SANU) sempre prona al sovrano. Uno studioso croato, albanologo di fama internazionale, il prof. Milan Šufflay (1879-1931), per i suoi studi sull'antichità del popolo albanese, negata dall'intellighenzia serba, e per le sue prese di posizione in difesa dei diritti degli albanesi in Jugoslavia, dopo esser stato minacciato, imprigionato, costantemente sorvegliato, venne aggredito ed ucciso sulla pubblica via a Zagabria il 18 febbraio 1931. Gli erano pervenute lettere minatorie firmate Mlada Jugoslavija, associazione nazionalista strettamente controllata dal Ministero dell'Interno. Il 24 gennaio era stato minacciato persino sul giornale Naša Sloga di Sušak: " Ti spaccheremo il cranio". Seguì puntuale l'esecuzione. Il mandante fu il gen. Beli Markovich, comandante militare serbo di Zagabria.
    L'assassinio provocò proteste internazionali, fra le quali quella di Albert Einstein e della Lega dei Diritti dell'Uomo di Parigi.

    Gli ustasci iniziano l'insurrezione in Erzegovina

    ...Dopo la proclamazione della dittatura, alcuni ustasci ritornarono dall'esilio, illegali ormai al pari di tutti gli altri partiti, ed iniziarono il proselitismo nelle regioni croate, avendo scarso successo fra le classi colte. Non così invece fra i poverissimi montanari di una delle regioni più arretrate, l'Erzegovina. Gli Erzegovesi odiavano sopratutto i gendarmi, tutti serbi, che impedivano loro il tradizionale contrabbando di tabacco, unica fonte di reddito.
    ...Nel corso del '32 gli ustasci erzegovesi attaccarono vari posti di polizia, cui seguirono arresti di massa ed esecuzioni sommarie, che non toccarono tanto i terroristi ustasci ma colpirono soprattutto Croati innocenti.
    Le carceri si riempirono di comunisti e di ustasci, che, pur avendo un nemico comune, erano tuttavia refrattari fra di loro. Il sostegno che gli ustasci ricevevano dai padrini fascisti d'Italia e dagli ultrareazionari nobili ungheresi li contrapponevano aspramente ai comunisti.

    Durante la dittatura di Alessandro i circoli nazionalisti serbi furono gli unici a godere di ampia protezione.
    In appoggio alla dittatura di Alessandro si schierarono :
    la Associazione ex combattenti della Jugoslavia (Zdruzhenje borcev Jugoslavije), originariamente fondata in Slovenia; la Azione Jugoslava (Jugoslovenska Akcija) e il Movimento Nazionale Jugoslavo Zbor (Jugoslovenski narodni pokret Zbor) (Zbor sta per adunata).
    Azione Jugoslava era stata fondata a Belgrado nel 1930, con l'obbiettivo della instaurazione della dittatura. Assunse subito simboli fascisti e nazisti.
    Braccio teso e svastica blu entusiasmarono i nazisti tedeschi.
    Il segretario generale, Velibor Jonich, durante l'occupazione nazista '41-'44 della Serbia divenne ministro nel governo collaborazionista Acimov-Nedich.

    Nel '29 era stata fondata la Lega dei Soldati Sloveni (Zveza slovenskih vojakov) in appoggio alla dittatura di Alessandro. Nel 30 cambiò nome in Lega dei Combattenti (Zveza bojevnikov) che nel 31 venne riconosciuta dalla dittatura e divenne un'organizzazione paramilitare mista di cetnici, volontari sloveni antiaustriaci e ufficiali jugoslavi della riserva. Ma la sua attrazione verso i militanti dei partiti di destra messi al bando le procurò lo scioglimento nel '33. Poco dopo però risorse sotto la sigla di Zdruzhenje borcev Jugoslavije, unendosi a varie altre associazioni paramilitari, con l'esplicito obbiettivo di sostenere la dittatura.

    continua...

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  6. parte 6-a

    A Marsiglia, il 9 ottobre 1934, il re dittatore Alessandro ed il ministro francese degli esteri, Barthou, venuto a riceverlo in occasione di una visita ufficiale, vennero assassinati in un attentato degli ustasci. Erano coinvolti i servizi segreti italiano ed ungherese.

    Il 13 ottobre 1934 si incontrarono a Belgrado i rappresentanti di tutte le organizzazioni filo fasciste che decisero la loro unificazione:
    la Jugoslovenska Akcija (Azione Jugoslava), la Otadjbina (La Patria) diretta dal futuro collaborazionista Ljotich, la serbo-erzegovese Zbor (L'Adunata), Budenje (Il Risveglio) della Vojvodina, il movimento sloveno Borci (Combattenti), e la Zveza Bojevnikov (Unione combattenti).
    Tra i tredici firmatari si trovavano tre personaggi del futuro governo collaborazionista filotedesco del '41: Ratko Parezhanin, Velibor Jonich e Giorge Perich.
    In quella riunione venne delegato Ljotich a tenere i rapporti con la Corte. Per tutto il movimento venne assunto il nome Zbor. Il programma era nè più nè meno quello di Hitler.
    Nel mese successivo all'assassinio di re Alessandro , quasi come un segnale premonitorio, vennero emarginati, anche se fascisti, i movimenti croato, sloveno e bosniaco. Azione Jugoslava si dissociò, pur avendo lo stesso programma: cioè la lotta alla massoneria, agli ebrei, ai comunisti ed al capitalismo occidentale.
    Ciò procurò a Zbor aiuti dalla finanza tedesca e dai servizi segreti nazisti.

    L'ambiguo governo Stojadinovich

    Dopo l'assassinio di re Alessandro l'erede al trono della Jugoslavia, Pietro II, nel '34 non aveva che undici anni, per cui venne affidata la reggenza al cugino del re ucciso, il principe Pavle.
    Divenne primo ministro Milan Stojadinovich, ammiratore di Hitler e Mussolini ma contemporaneamente filo inglese. Venne allentata la dittatura legalizzando i partiti di centro destra, il Partito Radicale guidato da Stojadinovich stesso ed il Partito Contadino di Macek.
    L'8 novembre 1935 il ministro dell'interno approvò il programma di Zbor che così divenne ufficialmente anch'esso un partito riconosciuto.
    L'organizzazione clericale serbo-ortodossa Bogomoljci (pregatori di Dio) aderì a Zbor grazie all'entusiastico appoggio del vescovo di Belgrado Nikolaj Velimirovich. Aderirono in massa pope ortodossi, poliziotti, funzionari , grandi agrari e più di una dozzina di alti ufficiali dell'esercito reale, fra cui il futuro capo del Corpo Volontari Serbi (che poi affiancò i nazisti nel '41), il colonello Kosta Kolisich .
    Nelle elezioni che si tennero nel '35 e nel '39, Zbor presentò 8.190 candidati approvati dal governo. Ma raccolse meno dell'1% dei voti.
    Invece Stojadinovich, uscito vincitore delle elezioni col 62,6%, adottò in toto l'ideologia di Zbor. Ciononostante fra Ljotich e Stjadinovich ci furono sempre scambi di accuse ed insulti reciproci. Stojadinovich usò Zbor come serbatoio di collaboratori, che uscivano da Zbor per incarichi lautamente pagati. Questi contrasti si placarono solo durante la comune collaborazione con gli occupatori nazisti; ma prima di allora Stojadinovich usò la mano dura contro Zbor, che nel '38 venne messo al bando, proibite le sue pubblicazioni e arrestati i suoi capi, compreso Ljotich. La motivazione data da Stojadinovich era che:
    " Zbor vuole ciò che già vuole il governo, perciò è inutile!"
    Al che Ljotich replicava: "Stojadinovich è un volgare imitatore di Hitler e Mussolini, mentre io (Ljotich) sono un fascista serbo autentico".(sic!)

    continua...

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  7. parte 7-a

    Nelle elezioni del dicembre del '38 i voti furono così ripartiti:
    la lista di Stojadinovich 54%
    la lista di Macek , croato, 45%
    la lista di Ljotich meno dell'1%
    Ciò non significa che ci fosse in parlamento una maggioranza antifascista, poiché i candidati fascisti si trovavano sopratutto nella lista di Stojadinovich.
    In Croazia Macek col Partito Contadino raggiunse il 70%.
    Ma Stojadinovich fallì nel tentativo di formare un nuovo governo ed il reggente Pavle lo rimosse dall'incarico.
    Ciò allarmò Hitler che aveva dato ordine ai tedeschi della minoranza volkdeutsche (circa 500.000) di votare Stojadinovich. Anche Mussolini si allarmò perché aveva firmato un accordo segreto che in cambio del riconoscimento di Stojadinovich degli interessi italiani in Albania restringeva le attività degli ustasci. (i quali se ne andarono da Hitler)
    Il nuovo governo venne affidato al malleabile Dragiša Cvetkovich, un clericale sloveno.
    La tensione con la Germania si allentò quando l'ambasciatore dell'ex governo Stojadinovich nel III°Reich, Alessandro Cinciar Markovich, divenne ministro degli esteri del governo Cvetkovich.
    Cinciar Markovich era un ammiratore di Hitler e durante l'occupazione nazista collaborò pienamente.
    Nell'agosto del '39 il gen. Milan Nedich divenne ministro dell'esercito e della marina. Ljotich ebbe frequenti contatti con lui attraverso il capo di gabinetto col. Miloš Masalovich , membro di Zbor.
    Anche se ufficialmente proibito, l'organo del movimento Zbor, Bilten, venne stampato nella tipografia dell'esercito e distribuito da corrieri militari serbi. Tra marzo '39 ed ottobre '40 uscirono 58 numeri, ed i due ultimi numeri ebbero la tiratura di 20.000 copie. Il direttore responsabile era sempre Ljotich.
    Il governo Cvetkovich intrattenne con Macek un negoziato durato 5 mesi che si concluse con un accordo firmato il 26 agosto 1939 : esso prevedeva una semi autonomia politica per la Croazia, che restava però economicamente saldamente legata alla Jugoslavia. Il reggente Pavle incoraggiò l'ingresso di Macek nel governo.
    Quell'accordo però non fu mai pienamente rispettato. La contrapposizione della destra serba, soprattutto dei radicali che reclamavano la Grande Serbia, fu rabbiosa. Emersero allora due personaggi divenuti celebri per i loro piani genocidi: Vaso Ciubrilovich e Nikola Stojanovich.
    Ljotich invitò l'esercito a schiacciare i Croati ed invitò Pavle con un telegramma : "stop esperimento croato immediatamente".
    Intanto la guerra divampava in Europa e Zbor promosse una manifestazione violenta in appoggio a Hitler e Mussolini all'Università di Belgrado attraverso la sua organizzazione giovanile , le Aquile Bianche (Beli Orlovi), che provocò morti e feriti fra studenti e professori. Ma il rettore era egli pure membro di Zbor e la polizia non intervenne.
    Pavle, avvertendo il pericolo che veniva dall'appoggio che questo movimento riceveva dalla Germania e dall'Italia, si decise ad agire contro Ljotich e Zbor. Venne celebrato un processo nel quale Zbor venne riconosciuto colpevole di alto tradimento per aver ricevuto fondi dagli stranieri. Ciononastante Ljotich non venne mai arrestato.
    Anche il gen. Nedich venne obbligato a rassegnare le dimissioni per la sua esplicita simpatia per le forze dell'Asse.

    Quando nel settembre 1941 Italia, Germania e Giappone formalizzarono il Patto Tripartito,(noto in Italia come ROBERTO -Roma Berlino Tokio) Berlino iniziò forti pressioni sul governo jugoslavo perché vi si associasse. Dopo l'adesione della Bulgaria di re Boris le pressioni aumentarono. Il bollettino di Zbor continuò ad uscire attraverso i vecchi canali militari. In esso Ljotich attaccò il governo che tollerava ebrei e massoni ed attaccò pure gli elementi governativi filo inglesi contrari al Patto Tripartito
    Sino allora Hitler era ancora per la conservazione dello Stato unitario jugoslavo.

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  8. parte 8-a

    La maggioranza dei capi tedeschi era filoserba, anche per la simpatia dimostrata a Göring durante i funerali di re Alessandro nel 1934 a Belgrado. Il console generale di Germania a Belgrado, Hermann Neubacher, l'ambasciatore Viktor von Heeren, il capo ufficio stampa del Ministero degli esteri Paul Schmidt, erano influenzati da Danilo Gregorich, capo redattore del giornale governativo Vreme. Hitler manifestò ammirazione per l'eroico popolo serbo per le sue virtù guerriere nella secolare lotta contro i Turchi.
    I Croati non avevano ancora attratto l'attenzione dei nazisti. Mussolini nel marzo 1941 li aveva abbandonati, considerandoli ormai inutili.

    12- Il colpo di Stato del '41

    L'Italia fascista, che aveva dichiarato guerra alla Grecia, si trovò impantanata sui monti dell'Albania contrattaccata dai Greci chiese aiuto ad Hitler.
    La Germania stava preparando l'operazione Barbarossa, ossia l'invasione dell'URSS ed Hitler andò su tutte le furie ma decise di aiutare il suo alleato e maestro, posticipando la data dell'operazione a giugno. Doveva però agire velocemente, perché le operazioni militari contro l'URSS secondo i piani della blitz krieg avrebbero dovuto concludersi prima del rigido inverno russo (!)
    Occorreva attraversare la Jugoslavia e il sistema più semplice era di farla entrare nel Patto Tripartito.
    Il 4 marzo 1941, a Berchtesgaden in Baviera, Hitler ed il reggente Pavle s'incontrarono per trattare sul transito delle truppe tedesche. Pavle chiese in compenso il porto di Salonicco, la protezione tedesca contro un'eventuale invasione italiana, l'esenzione dall'obbligo di entrare in guerra a fianco della Germania, e che il territorio jugoslavo non fosse attraversato da convogli militari, tranne quelli di feriti.
    Hitler accettò tutti i punti tranne l'ultimo. Era proprio il transito dell'esercito che gli interessava.
    Il 6 marzo Pavle convocò il Consiglio della Corona per esporre le offerte di Hitler. Il Ministro dell'Esercito e della Marina gen. Petar Pesich si disse favorevole, dato che la Jugoslavia non era in grado di difendersi militarmente. Macek chiese quanto fossero credibili le promesse tedesche ed il Ministro degli esteri Cinciar - Markovich rispose che lo erano.
    Il 10 marzo si riunì un secondo consiglio della Corona. In questa riunione il Ministro di Corte propose di aumentare le richieste di annessioni territoriali a spese della Grecia, ma Macek e Kulovec vi si opposero.
    Il 20 marzo il Consiglio si riunì infine per decidere. Erano presenti sei alti ufficiali serbi, uno sloveno ed uno croato. Lo sloveno, Franc Kulovec, preoccupato per le frontiere della Slovenia con l'Italia e il III° Reich, suggerì di firmare. Il croato, Vladko Macek, domandò se il rifiuto di firmare avrebbe potuto comportare la guerra, e il Ministro degli Esteri Cinciar-Markovich rispose di sì. Il Consiglio della Corona votò allora all'unanimità per la firma. Lo stesso giorno il Consiglio di Governo votò 16 a favore e 3 contrari.
    Tre giorni dopo rumori di colpo di Stato raggiunsero la Corte. Il gen. Simovich avvisò Pavle che non era in grado di impedire ai suoi ufficiali di bombardare la Corte, in caso di firma .
    Il 25 marzo Cvetkovich e Cinciar-Markovich, in rappresentanza della Jugoslavia, firmarono ugualmente il Patto Tripartito a Vienna. Macek si rifiutò di presenziare.
    Alla notizia della firma esplosero proteste in tutta la Jugoslavia.
    Nella prime ore del giorno 27, un gruppo di ufficiali serbi, guidato dal gen Simovich, fece il colpo di Stato e mise al trono il diciassettenne Pietro II° Karagiorgevich.
    Il gen. Simovich incaricò come Ministro degli Esteri Momcilo Nincich, presidente del Nemachko-Jugoslovensko Društvo (Ass. Jugoslavo-Germanica), uno strenuo nemico dei Croati e del Partito (serbo) dei Democratici Indipendenti che era stato favorevole alla cooperazione coi Croati.

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  9. parte 9-a

    La prima preoccupazione di Nincich , lo stesso giorno, fu di rassicurare Berlino che il Patto firmato verrebbe rispettato. Il doppio gioco voleva sia tranquillizzare i Tedeschi che entusiasmare Churchill.
    Al putsch parteciparono, con motivazioni opposte, anche i filonazisti di Zbor che già nel '40 si erano mossi, frenati però da Hitler che preferiva l'acquiescenza di Pavle. Le fazioni militari, anche se avevano simpatie e partner esteri diversificati, erano invece unite nell'idea dell'instaurazione di una dittatura militare serba.
    Il Colpo di Stato del 27 marzo è presentato nella storiografia serba come moto spontaneo di popolo. In realtà esso venne preparato sia dagli Inglesi che dagli ufficiali serbi contrari alla politica di Pavle riguardo i Croati. Le motivazioni erano però molto diverse. Sin dall'estate del 1940, dopo aver tentato di influenzare il gruppo dirigente jugoslavo, gli Inglesi avevano contattato alcuni circoli militari e politici attraverso relazioni d'affari. Una fornitura di aerei aveva permesso all'uomo d'affari T.G. Mapplebeck, addetto all'Ambasciata Britannica di Belgrado, di entrare in contatto con tre generali golpisti. Il SOE, Special Operating Executive, il servizio segreto inglese, riuscì a ottenere la collaborazione di alcuni membri del Partito Agrario Serbo, del Partito Democratico Indipendente serbo, e membri di movimenti nazionalisti come i Cetnici, le associazioni dei Veterani, l'Ordine delle Aquile Bianche con Swords, e la Narodna Obrana (Difesa Nazionale); in particolare con il capo dei Cetnici, Ilija Trifunovich-Bircianin (poi divenuto criminale di guerra collaborazionista). Già da mesi il SOE aveva inviato un vagone ferroviario carico di armi e apparati radio al Partito Agrario Serbo.
    Tra i golpisti del 27 marzo spiccano nomi già coinvolti nel fallito putsch del '38 contro Pavle.
    Esistevano due piani del colpo di Stato:
    - il primo prevedeva il rovesciamento dell'attuale governo di Sloveni e Croati e la formazione di un governo serbo, sempre conservando il reggente Pavle al potere e rispettando la firma del Patto con la Germania.
    - L'altro prevedeva l'espulsione di Pavle e la mobilitazione generale.
    Venne addottato il secondo .
    Il giorno prima il reggente Pavle si trovava a Zagabria, e Macek gli propose di marciare su Belgrado con truppe croate; ma Pavle si oppose per evitare una guerra civile che avrebbe distrutto la Jugoslavia.
    Accogliendo la richiesta del generale Simovich, Pavle andò a Belgrado. Simovich annunciò la formazione del suo governo nel quale c'era lo stesso Macek in qualità di vice premier, senza averlo nemmeno interpellato.
    Il 1°aprile, al convegno dei dirigenti del Partito Contadino Croato, Macek insistette sulla necessità di difendere la Serbia in caso di guerra.
    L'altro vice primo ministro era Slobodan Jovanovich del Partito Agrario Serbo ( fondato dagli inglesi).
    Gli avvenimenti successivi delusero però le aspettative inglesi. Il nuovo governo non solo non rigettò gli accordi con Hitler, ma iniziò a reclutare elementi filonazisti.
    Uno dei suoi primi atti fu la liberazione dei nazisti di Zbor che si trovavano in prigione e il blocco dei procedimenti giudiziari nei loro confronti. Il nuovo ministro dell'Esercito e della Marina, gen. Bogoljub Ilich, già in contatto cogli Inglesi, ma fermamente ostile ai Croati, invitò Ljotich a partecipare al governo golpista.

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  10. parte 10-a

    Anche il vescovo ortodosso Nikolaj Velimirovich invitò Ljotich ad entrare nel governo. Ma gli si oppose Branko Ciubrilovich, framassone amico di Simovich, offeso per la campagna antimassonica di Zbor. Però un buon numero di membri di Zbor entrarono nel governo. Ad esempio il col. Miloš Masalovich, costretto l'anno precedente alle dimissioni da Pavle per le sue simpatie naziste, membro di Zbor, che si presentò in servizio, venne reintegrato, e divenne comandante del reggimento di fanteria della Guardia Reale.
    In definitiva il putsch, in barba agli Inglesi, non fu altro che diretto contro Pavle e contro i croati !

    Le responsabilità italiane nella creazione del regime ustascia in Croazia nel 1941.

    Dopo la firma di adesione della Jugoslavia monarchica al Patto Tripartito, Hitler garantì la Jugoslavia contro le mire annessionistiche dell'Italia.
    Nel marzo 1941 Mussolini aveva licenziato Ante Pavelich ed i suoi ustasci considerati ormai inutili.
    Ma il colpo di Stato a Belgrado cambiò tutto.
    Il 6 aprile 1941 Hitler ed i suoi alleati Italia, Bulgaria, Ungheria e Romania , con un totale di 57 divisioni, occupò il regno di Jugoslavia praticamente senza incontrare resistenza.
    La decisione di Hitler di smembrare la Jugoslavia rivalutò Pavelich che improvvisamente vide l'occasione di fondare il suo Stato croato, anche se fantoccio. Egli s'incontrò segretamente con Mussolini offrendogli la costa dalmata in cambio del sostegno italiano. I nazisti inizialmente però erano dell'idea di mettere al governo Macek , leader storico del Partito Contadino Croato, e solamente dopo il suo rifiuto Hitler accettò la proposta di Mussolini di incaricare Pavelich.
    Così il 15 aprile 1941, da un campo di addestramento italiano partirono due centinaia di ustasci in uniforme nei blindati italiani che arrivarono in Zagabria col favore delle tenebre.
    Il giorno dopo arrivò Pavelich che formò un governo di ministri ustasci. Il potere reale però era nel Glavni Ustaški Stan, il GUS, il comitato centrale del partito ustascia, formato già nel marzo in Italia.
    Il GUS fu nei primi due mesi la guida politica e ideologica dello Stato ustascia. Per prima cosa il GUS dichiarò guerra ai comunisti ed agli indesiderabili (Ebrei, Zingari e Serbi).
    Il GUS il 22 aprile emise un decreto che eliminava dal pubblico impiego, dagli affari, dai media e dalle professioni i Serbi, gli Ebrei e gli Zingari.
    La Polizia passò agli ordini dei nuovi padroni e rispose compatta. Esisteva già da prima della guerra una simpatia con gli ustasci da parte dei poliziotti croati che facevano a gara nella caccia al comunista.
    I primi massacri gli ustascia li commisero già il 27 e 28 aprile, con l'arresto e l'esecuzione di 176 Serbi presso Bjelovar.

    Mussolini credette di poter estendere la sovranità dell'Italia sul regime fantoccio della Croazia, considerando lo Stato ustascia un protettorato italiano. Lo stesso Pavelich aveva chiesto infatti al re italiano Vittorio Emmanuele III° di regnare sulla Croazia, prima di installare il suo governo.
    Re Vittorio infatti nominò un nipote, Aimone di Savoja, re Tomislav II di Croazia (Tomislav I vi regnò nel 925!), che preferì intelligentemente continuare la sua vita scapestrata a Roma e mai mise piede in Croazia.

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  11. parte 11-a

    Il 5 maggio Pavelich ordinò la conversione di tutti gli ortodossi al cattolicesimo, dando l'estro agli ustasci per iniziare le deportazioni, la confisca delle proprietà e le esecuzioni. L'Ordine dei Francescani si dedicò con zelo a ribattezzare gli ortodossi, e giunse a fornire frati carcerieri a Jasenovac, il primo e più grande campo di concentramento ustascia.

    Il 18 maggio 1941, con un Accordo firmato a Roma, Pavelich cedette quasi tutta la costa dalmata all'Italia, alienandosi le simpatie dei nazionalisti croati che lo considerarono un tradimento.
    Gli Italiani, dopo la firma dell'Accordo, chiusero i campi ustasci e deportarono gli Ebrei ad Arbe, assieme agli Sloveni e Croati rastrellati dall'esercito italiano nelle zone di guerriglia. Gli Ebrei di Arbe in maggioranza sopravvissero sino al crollo dell'Italia, quando si unirono ai partigiani di Tito dando vita alle "zhidovske brigade".

    Ma i Tedeschi imposero la suddivisione della Croazia indipendente in due zone d'occupazione, per cui la Croazia non fu mai un vero Stato, né unitario né tantomeno indipendente, tranne nella politica di sfruttamento e repressiva.
    In tutta la Jugoslavia occupata i Tedeschi controllavano banche, commercio, industria, miniere, trasporti ed ottennero diritti di sfruttamento particolari per le risorse minerarie ed agricole, anche se le zone erano occupate da Italiani, Ungheresi, o Bulgari.

    Nel giugno '41 Hitler incontrò Pavelich a Berchtesgaden incoraggiandolo ad accettare il trasferimento degli Sloveni dalla Slovenia (che era stata occupata metà dai Tedeschi e metà dagli Italiani) in Croazia, per soppiantare i Serbi da deportare in Serbia. Ammonì poi il Pavelich "a condurre una politica nazionalmente intollerante per almeno 50 anni."
    Nei successivi 6 mesi gli Ustasci infatti deportarono 120.000 Serbi verso la Serbia, oltre alle decine di migliaia costretti alla fuga. Circa 250.000 serbo- ortodossi vennero convertiti col terrore al cattolicesimo romano: in questo il clero croato, in particolare l'Ordine di S.Francesco, ebbe una terribile responsabilità. Innumerevoli massacri di Serbi completarono il terribile quadro di pulizia etnico-religiosa.
    Il risultato di questa politica fu l'incremento considerevole dei partigiani di Tito, costringendo il governo ustascia ad accordi coi cetnici per fronteggiare il nemico comune. Ma, malgrado gli accordi, cetnici ed ustasci continuarono a massacrarsi le rispettive popolazioni.
    Il governo ustascia promosse allora l'autocefalia della chiesa serbo- ortodossa di Croazia, ma essa venne scomunicata dalla chiesa di Serbia.

    Nel 1941 i musulmani della Bosnia, da sempre perseguitati dai serbo ortodossi, si unirono in massa agli ustascia ed il presidente del gruppo musulmano al Parlamento di Belgrado -Dzafer Kulenovic, discendente del primo principe della Bosnia bogomila, il ban Kulen-entrò nel governo di Pavelich, a Zagabria, in qualità di Vice Presidente.
    Per sigillare la definitiva riunificazione croata musulmano-cattolica, Pavelich fece costruire nel centro di Zagabria una monumentale Grande Moschea. ( Dopo il 1945 il Governo comunista di Belgrado ne ordinò la distruzione. Dato che non esisteva e non era possibile costruirne una simile a Belgrado, la moschea non doveva esistere nemmeno a Zagabria.)

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  12. parte 12-a

    Riguardo gli Ebrei, il governo ustascia addottò le leggi germaniche di Norimberga, con due eccezioni: poterono salvarsi i figli di matrimoni misti, e gli ebrei ustasci cui si riconosceva...l'arianesimo onorario!
    Già il 26 giugno il governo ustascia ordinò arresti di massa degli Ebrei che vennero deportati nell' isola di Pag o nel campo di Jadovno nelle montagne del Velebit. Le sinagoghe vennero distrutte.
    Nell'agosto '41 si inaugurò il campo di detenzione e sterminio di Jasenovac che continuò sino all'aprile del 1945. Vi trovarono la morte innumerevoli Ebrei, Serbi, Zingari, e oppositori croati e bosniaci al regime ustascia.
    Secondo la storiografia serba a Jasenovac vi sarebbero almeno 700.000 di sole vittime serbe, mentre secondo uno studio più serio dello Zherjavich (1992) le perdite, tutte di civili, nella intera Croazia di Pavelich,
    nei villaggi 93.000 Serbi,19.000 Croati,12.000 Mussulmani
    nelle città 124.000 Serbi,43.000 Croati,25.000 Mussulmani
    Totale 217.000 Serbi (compresi 20.000 sospetti comunisti, trasferiti ed assassinati nel lager di Sajmište in Serbia), 62.000 Croati, 37.000 Mussulmani.

    La cifra di 700.000 Serbi uccisi a Jasenovac cozza contro le cifre fornite nel censimento governativo per le riparazioni di guerra, tenuto nel 1964, che sarebbero tra il '41 ed il '45 per tutta la Jugoslavia di 596.000 vittime dirette del fascismo, mentre il totale dei morti provocati dalla guerra, civili e militari di entrambi i fronti, sarebbe di 1.027.000.
    Su 40.000 ebrei viventi nel '41 sul territorio dello Stato ustascia, ne furono uccisi circa 30.000, dei quali a Jasenovac circa 20.000, 7000 trovarono la morte ad Auschwitz, alcune centinaia nei campi di Slano e Metajna sull'isola di Pag.
    Nella zona italiana il potere ustascia era limitato e condizionato, e ciò permise a migliaia di Ebrei di sfuggire alla morte certa rifugiandosi nella zona italiana, dove venivano internati ma non uccisi. A Pag la popolazione chiese l'intervento degli Italiani per far cessare gli orrori dei campi gestiti dagli ustasci. (da Serbia's secret war)
    Ante Ciliga scriveva nel suo "Crisi di stato della Jugoslavia di Tito" a proposito di Jasenovac, in cui venne rinchiuso per alcuni mesi e del quale fu un raro testimone delle atrocità :
    "Fin dal 1848-49-quando non esistevano ne Pavelich, ne Hitler, ne Mussolini- Marx ed Engels scrivevano nel loro "Neue Rheinische Zeitung": ...i fiumi Una e Sava si riempiranno di sangue , nel caso che gli jugoslavi di questa regione si liberassero del dominio tedesco-ungherese e turco, dato che presso questa gente la religione precede la nazionalità.

    continua...

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  13. parte 13-a (e l'ultima)

    Profezia che ebbe la sua triste realizzazione nell'estate 1941. A simbolica coincidenza, il campo di sterminio ustascia di Jasenovac si trovava proprio nel punto ove l'Una confluisce con la Sava.
    Nella complessa realtà si trattava non soltanto di reciproche intolleranze di fede, ma anche di contrasti provenienti dalla diversa origine storica dei singoli gruppi religiosi.
    Mussulmani e cattolici rappresentano le popolazioni slave stabilitesi nella Bosnia dai tempi delle grandi invasioni barbariche, mentre gli ortodossi rappresentano gli slavi del centro dei Balcani, venuti o portati dai Turchi dopo la loro conquista di questa e delle confinanti regioni, dalmate e croate."

    Il regime di Pavelich comprometteva lo sfruttamento delle risorse della Jugoslavia con le violenze considerate eccessive persino dai nazisti!

    Nell'ottobre del '41 gli effetti devastanti della politica di genocidio del governo di Ante Pavelich furono tali che le autorità tedesche, preoccupate per il calo di consenso del movimento ustascia, inferiore persino a quello dell'anteguerra, pensarono di sbarazzarsene, ed offrirono nuovamente il potere a Macek, che già aveva manifestato riprovazione verso gli ustasci, ma egli lo rifiutò. Sei giorni dopo gli ustasci lo arrestarono e lo rinchiusero a Jasenovac, dove rimase per sei mesi. (Continuò agli arresti domiciliari sino al crollo del regime ustascia nel '45.)
    """"
    Tratto da Serbia's secret wars di Filip Cohen
    da Le nettoyage ethnique di Djidara, Simac,Grmek
    da Crisi di Stato nelle Yugoslavia di Tito di Ante Ciliga.

    Ps. Meditate, leggete di nuovo con calma e meditate, meditate...
    Tanti saluti. F.W.

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