domenica 2 ottobre 2011

Dodona

Il centro di culto più antico nel mondo pelasgico è Dodona, che si trova sulla montagna di Tomor. Lì ebbe inizio il culto di Zeus, dodoneo e pelasgico[1]. Karapano è riuscito addirittura riportare alla luce i resti dell'oracolo sacro di Dodona, nel 1974, ai piedi del monte Tomor, nelle vicinanze di Giannina. Ma esiste una Dodona anche più a nord, e c'è anche una montagna che si chiama Tomor presso la città di Berat (Albania); invece la montagna vicino a Giannina si chiama in realtà Tomorica (la pronuncia è: Tomoriza) che significa “piccolo Tomor”. Comunque sia, in queste montagne del nordovest balcanico si trovano il centro del mondo pelasgico e il suo epicentro religioso. Lì abitavano i preti consacrati a quella liturgia (Εεγγoς) e l'oracolo di Dodona fu l’ultimo a essere soppresso nel IX secolo dai “nostri gloriosi imperatori bizantini”, con riferimento ai quali molte volte mi sono chiesto se davvero siano “nostri” e quanto gloriosi fossero essi per i Greci stessi.

Gjuha e perëndive

Copertina del libro, versione albanese

È noto che i primi templi dedicati agli dei nella penisola balcanica si costruirono sulle cime delle montagne[2]. Lì si recavano, fin dalle prime luci dell’alba, i sacerdoti e aspettavano pregando “la nascita del sole”, l’alba. Si afferma che la stessa cosa facesse Orfeo. In quei tempi la popolazione abitava ai piedi delle montagne, nelle maggior parte dei casi nelle grotte, ragion per cui è evidente che i primi a vedere l'alba fossero i sacerdoti, che si trovavano sulle cime delle montagne proprio per annunciarla alla popolazione che si doveva svegliare per iniziare il suo lavoro quotidiano. Ma i sacerdoti come riuscivano a proclamare che “il sole era nato”? Sicuramente con uno strumento sonoro, che la popolazione, giù ai piedi della montagna, era in grado di ascoltare. Il suono che emetteva questo strumento poteva assomigliare a un daw, dew-diw, duw, a secondo del materiale con il quale era costruito: legno, metallo, pelle ecc. L’antica popolazione pelasgica che abitava ai piedi delle montagne di questa regione, appena sentiva i suoni diw, dew che emetteva il tamburo dei sacerdoti, li collegava con l’alba e il sole, ed è proprio per questo motivo che il sole venne chiamato Diaw, Deaw, Diw[3] ecc.

La cerimonia dell’annuncio che il sole era alto fu celebrata per molte migliaia di anni senza interruzioni e non sappiamo quando fu abbandonata. Quello che sarà sicuramente cambiato nel corso dei secoli è il materiale con cui era costruito lo strumento primitivo che annunciava l’arrivo dell'alba. La scoperta che si potessero fabbricare tamburi con la pelle degli animali avrà fatto sì che i sacerdoti sostituissero il vecchio strumento con il tamburo. Avendo il tamburo un suono evocabile con la parola duw, in albanese esso venne chiamato Daulle, perché questa parola è onomatopeica. Così, successivamente, è nato il nome dell'oracolo: Dodona; oppure Duduna nella lingua degli Arvaniti[4] e nel greco antico. Perciò il suono dell’antico tamburo diede il nome all’antico oracolo. In Albania abbiamo un piccolo tamburo che si usava per convocare le riunioni popolari e che è chiamato “Duduka”.

Per rafforzare la mia ipotesi sulla similitudine tra il suono del tamburo ed il nome dell'oracolo, porto a testimonianza anche gli studi di K. Rodhi sulla parola dihet. Dihet, nella lingua degli Arvaniti, significa arriva il nuovo giorno cioè arriva l’alba. Ma ha anche il significato di “tuono. Perché mai un suono si collega con la “nascita del sole” soltanto in questa lingua antichissima che si è parlata nello stesso luogo dove venne “creata” Dodona (o Duduna) migliaia di anni fa?

In conclusione, Jani Vreto[5] ci fa sapere di una antica credenza secondo la quale i vecchi Arvaniti (Albanesi) che risiedevano nei presi di Dodona, credevano che sulla montagna vivesse un monaco invisibile, santo e immacolato. Egli suonava un tamburo invisibile che diffondeva ovunque un rombo sordo[6].

Molte religioni infierirono, con il loro fanatismo velenoso e distruttivo, sul popolo albanese ma, nonostante ciò, ne conservarono, con identico fanatismo, alcuni elementi di culto.


[1] Iliade p, 233.

[2] “Le più alte cime delle montagne greche conservano tracce dell’antico culto dedicato a Zeus”, dice Richpin in “Mitologia greca”, vol. I, p. 75.

[3] In albanese odierno il sole viene chiamato Diell. (N.D.T. )

[4] Gli Arvaniti sono gli Albanesi che vivono in Grecia. (N.D.T.)

[5]Jani Vreto (1822-1900) è stato uno dei maggiori componenti del “Rilindja” (risorgimento) albanese.

[6] Jani Vreto “Aπoγoγια” , p.84.

Liberamente tratto dal libro Gjuha e perëndive di Aristidh Kola

Traduzione dall’albanese di Elton Varfi

Link versione albanese: Dodona


1 commento:

  1. A chi gli è lo diciamo questo ai Romani o ai Greci se loro acetano poi la storia deve essere rifata e poi questa volta la vera storia e poi Albania prenderebbe il posto che merità.Ma...ma amici miei Europa l'ho ha sempre saputo che erano i Pellasgi-Iliri-Albani cio è albanesi la cula dela civiltà Europeo ma non andava bene questa cosa al Europa pure i muri lo sano questo.

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