domenica 18 settembre 2011

Alcuni santi di origine albanese

All’interno di una tomba monumentale rinvenuta a Durazzo è stato ritrovato un affresco con il simbolo del crisma usato dai primi cristiani che vivevano in quella città. È noto che nel I secolo d. C. l’apostolo Paolo in persona sia passato attraverso l’Albania (Lettera ai Romani 15,19) ed abbia evangelizzato il popolo illirico. Invece uno dei suoi seguaci, Tito, ha predicato in Dalmazia.

Il 4 giugno dell'anno 110 a Durazzo venne ucciso, diventando martire, San Astio, una figura importante del primo cristianesimo. Egli è citato nel Martirologio Romano e lo troviamo raffigurato negli affreschi del XII secolo nella chiesa di Rubik.

San Astio

San Astio

San Astio è una figura così importante per il cristianesimo albanese che, quando studiavo a Dumbarton Oaks, nei dintorni di Washington D.C., ho scoperto un libro pubblicato nel XVIII secolo contenente versi ed epigrammi in lingua greca dedicato a San Astio. Un archeologo inglese, scrivendomi, ha avanzato l’ipotesi che la piccola cappella bizantina che si trova nell’anfiteatro di Durazzo possa essere dedicata al culto di San Astio.

La cappella dell’anfiteatro di Durazzo

La cappella dell’anfiteatro di Durazzo

Posso dire che il catalogo dei santi albanesi è molto interessante, ed io rendo nota una lista di nomi che si trova nella chiesa di San Giorgio (Shën Gjergji) a Boston. Questa lista è arrivata fino a noi grazie agli studi storici e scientifici di monsignor Fan S. Noli.

1 – San Donato martire, è vissuto ed è stato martirizzato nel II secolo a Valona; la sua festa è il 16 gennaio.

2 – San Nikoni e i suoi 199 compagni, martiri d’Illiria massacrati nel IV secolo; la loro festa è il 23 marzo.

3 – San Eleuterio, vescovo di Illiria, sua madre era stata discepola di San Paolo in persona; la festa è il 15 dicembre.

4 – SS Flori e Lauri, lavoratori della pietra e martiri del III secolo; la loro festa coincide con il 18 agosto.

5 – Costantino il Grande, l’imperatore che ufficializzò il cristianesimo; la sua festa cade il 21 maggio.

6 – San Nikodini di Pojan, martire iconodulo dell’Albania nel medioevo; la sua festa è il 4 aprile.

7 – San Urbano Papa, un illirico martirizzato nel 230; la sua festa coincide con il 25 maggio.

8 – San Eusebio Girolamo, colui che tradusse la Bibbia per la prima volta in latino, testo conosciuto con il nome di Vulgata, nel IV secolo; la festa il cade il 15 giugno.

9 – San Giovanni (Jan) Kukuzeli, nato a Durazzo e morto sul monte Athos, cantante e musicista geniale del XII secolo, viene ricordato il 1 ottobre.

10 – San Pietro di Korça, sant’uomo e frate del medioevo; la sua festa il 5 giugno.

11 – Santa Angelina (Angjelina) d’Albania, suora del XV secolo. Discendente della casa di Giorgio Castriota Scanderbeg. La sua festa è il 10 dicembre.

12 – San Kristo il Giardiniere, martirizzato nel 1572; la sua festa viene fatta coincidere con il 12 febbraio.

13 – San Nikor Argirota, frate albanese morto sul monte Athos nel XVII secolo.

14 – San Giovanni (Gjon) il Sarto, martire albanese morto nel 1572; la sua festa è il 18 aprile.

Un'icona raffigurante Santa Angelina d’Albania, delle dimensioni 70x43 cm, si trova oggi in Kosovo. Il culto di Angelina d’Albania dura da ben cinque secoli ed è penetrato anche nella popolazione serba. I serbi chiamano questa santa Albanskaja nella loro lingua.

Devo far notare che, nella chiesa dedicata ad Alessandro Nevskij a Sofia (Bulgaria), ho visto con i miei occhi l’affresco raffigurante il santo albanese San Nikodini, come specificava l’iscrizione in lingua greca sul dipinto. Nel monastero di Ardenica, in Albania, i fratelli Zografi nel XVIII secolo hanno dipinto affreschi nei quali è ritratto il musicista del XII secolo Giovanni (Jan) Kukuzeli da Durazzo. Negli anni ’70 dello scorso secolo, durante le mie ricerche nella città di Scutari, ho trovato presso la famiglia Suma un ritratto in abiti civili di Gonxhe Bojaxhiu (Madre Teresa di Calcutta), prima che diventasse la missionaria nota in tutto il mondo e la vincitrice del premio Nobel per la pace. Questo ritratto io l'ho pubblicato nel giornale “Bashkimi” nel 1978, quando ancora in Albania era una vera eresia pubblicare notizie su Madre Teresa. In molti mosaici e affreschi, ma soprattutto in diversi codici ancora non conosciuti e non pubblicati che si trovano in Vaticano, e ancora nei centri di studio bizantini di Londra e Washington, troviamo molti ritratti che raffigurano i santi albanesi che hanno dato il loro fondamentale contributo in più di 2000 anni di cristianesimo.

Liberamente tratto dal libro Mes Laookontit dhe Krishtit di Moikom Zeqo

Traduzione dall’albanese di Elton Varfi

Link versione albanese: Disa shenjtorë me origjinë shqiptare

domenica 11 settembre 2011

La parola pelasgica “Zot” (che significa “Zeus”) in alcune iscrizioni del I secolo a. C. e la sua totale corrispondenza con la lingua albanese.

Nel novembre del 1961, a dieci chilometri a nord di Preveza (ex Nicopoli), vicino al villaggio Mihalici - nel cimitero di un antica città tesprotica ancora sconosciuta (forse Berenica, fondata da Pirro Molosso) - è stata rinvenuta un'iscrizione risalente al secolo V-IV a. C., sulla quale si legge chiaramente il nome DIOZOTOS.

In precedenza, vicino al paesino di Gurana, periferia della Pandosia tesprotica, 30 km a sud di Dodona, è stata rinvenuta un'altra iscrizione con lo stesso antroponimo DIOZOTOS, che viene datata intorno al IV secolo (360-365 a. C.).

Se dobbiamo andare ancora più indietro nel tempo, verso la seconda metà del XIX secolo, era molto conosciuta un'iscrizione del VI secolo a. C., rinvenuta su un vaso di ceramica, opera dell'artista pelasgico THEOZOTO, che era conosciuto nel mondo antico, originario forse della Beozia. A questo grande pittore i Greci avevano dato l’appellativo metek (straniero, non ellenico), per sminuire, con quel generico soprannome, la sua vera origine, con molta probabilità pelasgica.

Vaso raffigurante scena con  animali (sotto il vaso, la riproduzione completa della scena). In calce, la firma dell'autore THEOZOTO.

Vaso raffigurante scena con animali (sotto il vaso, la riproduzione completa della scena). In calce, la firma dell'autore THEOZOTO.(secolo VI a. C. Museo del Louvre)

Particolare: la firma del maestro pelasgico THEOZOTO. Da notare che la firma è senza il suffisso finale greco S

Particolare: la firma del maestro pelasgico THEOZOTO. Da notare che la firma è senza il suffisso finale greco S

La presenza, per niente casuale, della parola “ZOT in queste tre iscrizioni, stranamente non è stata, fino ad oggi, approfondita come meriterebbe dagli studiosi.

Gli antroponimi pelasgico – tesprotici DIOSZOTOS oppure DIOZOTOS, tradotti letteralmente, significano (uomo) di Zeus, di Dio; invece il nome THEOZOT/S/ (uomo) di Dio, del Signore è una tautologia del greco ZEUS-DIOS, THEÓ[S] e del pelasgico ZOT (in albanese Dio). Possiamo dire che appartiene alle tautologie studiate dal nostro ellenista Spiro Konda, come “MALOROS”, “MALEIAON ORO” e GURO-PETRA”, “GURAS PETRAS” che incontriamo in Omero.

Così si evidenzia che 26 secoli fa, grazie al mezzo di comunicazione più usato in tutta l’Europa e nel Mediterraneo, e cioè la lingua greca (scritta), è riuscita a diffondersi e a sopravvivere l’ancestrale parola pelasgica ZOT. Da queste tre iscrizioni possiamo dedurre che la parola pelasgica Zot è arrivata intatta alla odierna lingua albanese, e quindi possiamo considerarle come i primi documenti dell’albanese scritto.

Merita attenzione una fotografia di un vaso di ceramica rinvenuto a Taranto ed esposto nel museo di Benevento fino a prima della seconda guerra mondiale (sfortunatamente è andato perso durante un bombardamento), perché si nota l’iscrizione BASILEUS PYRRO (secolo III a. C.). Così come nell’antroponimo THEOZOTO (secolo VI a. C.), anche qui non troviamo il suffisso S, che è indispensabile nel greco antico. Anche nella seconda iscrizione fra DIO e ZOT non troviamo questo suffisso.

Comunque questi “errori” linguistici ci dimostrano che gli autori epiroti che hanno inciso le iscrizioni non adoperavano il greco antico come lingua madre, in quanto scrivevano secondo le regole di un'altra lingua che consideravano la propria: quella pelasgica.

Questi tre documenti epigrafici, che non si possono decifrare con il greco, hanno un inestimabile valore storico e linguistico perché sono testimonianze autentiche del passato, e come tali ci aiutano a confermare quello che ritroviamo costantemente nelle nostre fonti orali. Infatti, in alcuni racconti albanesi pubblicati nel 1875, il re degli dei, a Dodona e dintorni, molti secoli prima dei Greci, veniva chiamato solamente ZOT (che sta per Zeus, Dio, Signore, ecc.). In questa raccolta, pubblicata nella zona sud dell'Albania 136 anni fa (1875), si dice:

“[…] Zoti (Zeus),… secondo le credenze degli Epiroti, non è nato a Dodona, nei palazzi di suo padre Crono, ma a “Palavli”(paesino in Albania), dove si trovava uno dei tanti pascoli di Crono, e da lì è stato aiutato a fuggire dal porto di Saranda con destinazione Creta, dove è cresciuto e dove regnò […], non lontano dal castello di Crono si trova un paese che si chiama “Palavia e Zotit” (Palavia di Zeus) […] Lì arrivò Rea e partorì Zotin (Zeus) e lo aiutò nella sua fuga verso Creta. Poi Zoti (Zeus) andò in Asia e arrivò fino in India […].

Credo che ulteriori commenti siano superflui.

Liberamente tratto dal libro Pellazgët: origjina jonë e mohuar di Dhimitri Pilika

Traduzione dall’albanese di Elton Varfi

Link versione albanese: Pellazgjishtja “Zot” (për “Zeus”) në disa mbishkrime të mijëvjeçarit të I-rë p.e.s., dhe përkimi i plotë me shqipen

lunedì 5 settembre 2011

“Generoso come un Bojaxhiu”: Le origini di Madre Teresa

Di Adele Pellitteri

Che Madre Teresa sia una delle donne più eccezionali dell’ultimo secolo, a tal punto da essere la prima persona non politica ad essere raffigurata in un francobollo, è noto a tutti; quello che forse non è altrettanto risaputo è che la giovanissima Anjeze Bojaxhiu è nata a Skopje, in Albania. La donna è motivo di orgoglio per il popolo albanese non soltanto perché ne è una grandiosa rappresentate, ma perché tutto ha inizio in famiglia.

Dopo aver letto il libro di Cristina Siccardi, “Madre Teresa. Tutto iniziò nella mia terra”, è chiaro come sia decisiva una famiglia che insegni valori autentici e che non perda tempo a sprecare parole, ma che tenga piuttosto conto dell’azione quotidiana. Agendo il bene ogni giorno. Non solo intenzioni, bensì fatti.

“Madre Teresa. Tutto iniziò nella mia terra” di Cristina Siccardi

La famiglia Bojaxhiu godeva di un certo benessere economico grazie agli ottimi affari commerciali. Ma in quella famiglia tutti erano consapevoli che il benessere è vuoto se non è condiviso con gli altri. L’ospitalità era una delle regole della famiglia. Ogni giorno nella loro casa c’era almeno una persona bisognosa o semplicemente sola. Il padre di Madre Teresa, scomparso prematuramente, diceva sempre alle proprie figlie di non accettare mai bocconi che non fossero condivisi con altri, condannando in tal modo l’egoismo come una malattia spirituale che impedisce all’uomo di condividere con gli altri. Non solo parole, ancora una volta fatti.

Il luogo in cui tutto ciò avviene non è irrilevante. L’Albania è stata una terra colpita da molte tragedie e soprusi, per questo la popolazione ha manifestato un forte senso di solidarietà. Ma la sola solidarietà del popolo albanese, per quanto raggiunga livelli altissimi, non basta per spiegare la grandezza della famiglia Bojaxhiu; è l’amore per Dio che ancora meglio di qualsiasi cosa spiega il valore inestimabile di questa carità smisurata. Nel libro della giornalista Cristina Siccardi, Agi Bojaxhiu Guttadauro, unica nipote di Madre Teresa, sposata con un siciliano, racconta che a Skopje si usa dire “sei generoso come un Bojaxhiu” divenuta ormai una generosità proverbiale per tutti.

È ancora una volta il destino di una rappresentante del popolo albanese, che, nato nel conflitto, offre la propria grandezza per il bene di tutti. Madre Teresa è figlia della famiglia Bojaxhiu, è figlia del popolo albanese che con grande generosità ha contribuito a donare al mondo una donna che ha saputo mettere la sua mano nella mano di Gesù e guardare avanti.

Link versione albanese: “Bujar si një Bojaxhiu”: Origjina e Nënë Terezës