domenica 2 agosto 2009

Una serpe davvero illirica nel centro della Sardegna



di Alberto Areddu


clip_image002[5]E' sopratutto nel Centro della Sardegna (Barbagia e Ogliastra) che si sono salvate dall'usura del tempo, alcune denominazioni spesso risalenti a epoche molto lontane; così non solo alcuni termini di evidente e perspicua latinità, ma anche qualcuno che ha preceduto le armate romane. Queste parole diversamente da quelle della toponomastica che sono mute e quindi facilmente sottoposte all'arbitrio della libera e personale interpretazione, possono dirci in filigrana se si possa realmente agitare un'ipotesi a sostegno dell'illiricità originaria dei Sardi Nuragici. Un retaggio di sicura non-latinità è l'espressione per indicare la "serpe d'acqua" o natrice (tropinodotus natrix), un rettile di piccole dimensioni, non velenoso (come tutti quelli che abitano in Sardegna) che ha come habitat i corsi d'acqua a corso lento e ricchi di vegetazione, i terreni boschivi o i margini dei sentieri. Orbene nel paese di Gavoi viene detta: lircis, a Nuoro: lirtzis, a Ollolai: lortzis, a Olzai pare si abbia una doppia denominazione: lurtzi e sulurtzi, in alcuni siti barbaricini: thulurtzis, e infine a Ottana abbiamo: silurtzis (dati Pittau) Chi si è occupato di tali denominazioni, si è così espresso: per il Wagner (che riporta nel DES solo la variante lircis) è parola misteriosa; per lo studioso catalano E. Blasco i Ferrer sarebbe una forma greco-bizantina da un sintagma nominale: Thiu Leoutis 'zio Leuzzi' (una notte insonne ho passato chiedendomi chi fosse mai 'sto Leuzzi); per quello sardo M.Pittau: non si sa da dove venga, ma gli sembra ricordare qualche toponimo iberico, come Ilurci, così tanto per dirne una accattivante. Come si vede, direbbero gli inquirenti, stiamo brancolando nel buio più fitto. Eppure l'acqua in cui la natrice sguazza non è poi così torbida come si vorrebbe. Ritorniamo per un attimo al titolo: "una serpe davvero illirica... ecc. ecc". Illirica: era forse suggestivo l'italics per questa parola?... Molti forse non lo sanno, e allora glielo diciamo noi, ma spesso i popoli primitivi assumono una certa loro denominazione di ethnos, con la precisa funzione di spaventare i loro vicini e avversari o per votarsi a un qualche animale sacro all'interno della loro tribù; tutto ciò è chiamato: totemismo. Così gli antichi Piceni avevano come animale sacro il picchio, la gazza: picus in latino, da cui: Pic-eni, gli Hirpini il lupo, da hirpus 'lupo'. Ora gli Illiri che vivevano probabilmente in origine intorno a qualche fiume o lago, come un'altra tribù illirica, gli Enchelei 'le anguille' (da έγχελυς ), secondo una ragionevole ipotesi formulata dal grande Anton Mayer, da un antenato-serpe detto Illuriòs 'serpe' (figlio del celebre Cadmo) prendevano nome (quello che i linguisti chiamano l'eponimo). E presso tutti gli Illiri, ma specie quelli meridionali, il serpente era l'animale ctonio per eccellenza, collegato col culto degli antenati e col complesso magico religioso della fertilità della terra e della donna, apparendo con frequenza raffigurato in bassorilievi, gioielli e sulle polene delle navi.


clip_image004[5]


Le radicate credenze in serpi e draghi pare sian state d'ostacolo all'affermazione del Cristianesimo, come si deduce dalla Vita di S. Ilarione scritta dall'illirico San Gerolamo; Ilarione dovette eliminare il terribile Boas che devastava Epidauro, divorando animali e persone, perché i pagani iniziassero un'opera di conversione. Detto ciò, osserviamo la forma linguistica. La radice *il- (dall'indoeuropeo ụel) la ritroviamo in altre lingue indeuropee, come nel greco dove vale ‘storcere,avvolgere,torcere': illòs 'strabico', perché è della serpe, non c'è bisogno che ve lo dica io, muoversi in tale maniera. Orbene a una radice il- si è aggiunto un suffisso -ur, che in area illirica (e come vedo nel mio libro in quella paleosarda) è assai diffuso; si ottiene così:ilur-, e già qui le acque sembrano rischiararsi notevolmente. Manca la parte finale -ci, -tzi: per spiegarla sono ricorso all'albanese, che ci offre un suffisso -çi, -thi per indicare il diminutivo. La soluzione che io offro è pertanto che una molto probabile forma: *ilurci indicasse il "serpentello", e che come tale sia penetrata nel volgare latino di Sardegna, variamente sfigurata poi per l'incontro con l'articolo romanzo su 'il, lo' (attraverso il meccanismo della concrezione/discrezione come succede in altri casi ben dettagliati dal Wagner nella sua Historische Lautlehre des Sardischen). Dunque la serpe d'acqua sarda ha una radice intrinsecamente e formalmente illirica.


bibliografia utilizzata:


M.L. Wagner, Dizionario Etimologico Sardo, Heidelberg 1960-64


M. Alinei, Dal totemismo al Cristianesimo popolare, Alessandria 1984


M. Pittau, Dizionario della lingua Sarda I-II, Cagliari 2000-2002


A. Mayer, Die Sprache der alten Illyrier, Wien 1959


A.Stipcevic, "Simbolismo illirico e simbolismo albanese" in Iliria 5, 1976


M. Camaj, Albanische Wortbildung, Wiesbaden 1966


J. Pokorny, Indogermanisches Etymologisches Wörterbuch, 1959


D. Srejovic, Illiri e Traci, Milano 1996


J. Wilkes, Gli Illiri tra identità e integrazione, Genova 1994


E. Blasco i Ferrer,“Etimologia ed etnolinguistica:zoonimi parentelari e totemismo in Sardegna” in Quaderni di Semantica xxii, 2001


Fonte: Sardo - Illirica

Nessun commento:

Posta un commento