domenica 12 dicembre 2010

Gli Epiroti e i Macedoni non erano popoli ellenici (1)

-prima parte-

Nel 376 a.C., l’Epiro si arrese a Cassandro, re della Macedonia, ma soltanto tre anni dopo gli Epiroti fecero una rivolta e lo sconfissero. Malgrado le numerose sconfitte che gli Epiroti subirono in quegli anni, nel III secolo a.C. vediamo emergere una grande personalità epirota: quella di Pirro. Egli, prima di scendere in Italia, combatté contro i Macedoni e contro i Greci che confinavano con il suo stato. Proprio in questa occasione, i suoi soldati, meravigliati dalla velocità che mostrava in combattimento il loro condottiero, gli dissero che sembrava fosse un’aquila. Pirro rispose loro che questo era vero, ma aggiunse che le loro lance gli erano servite da ali per spiccare il volo.

Copertina del libro, versione albanese

La copertina del libro, versione albanese

Plutarco, riferendo questo aneddoto nella sua opera Vita di Pirro, non avrebbe mai potuto immaginare che è proprio a questo aneddoto che gli Epiroti e tutti coloro che oggi si chiamano Albanesi devono l’origine del termine shqiptar (albanese).

Plutarco, che non conosceva la lingua pelasgica (che era considerata fin dai tempi di Erodoto una lingua barbarica), e che non aveva visto da vicino l’Epiro e la sua popolazione, ovviamente non poteva dare questa spiegazione etimologica, che noi lasceremo valutare a filologi e studiosi. Shqype significa aquila (shqiponja) in albanese. Shqypëri oppure Shqypëni (Albania in lingua albanese) significa: vendi i shqiponjës (il paese delle aquile). Shqyptar (albanese) è uguale a: bir i shqiponjës (figlio dell’aquila).

Questo fatto, che è sfuggito sia agli storici antichi e sia ai filologi moderni, merita l’attenzione degli studiosi, perché rappresenta una prova incontrovertibile - per coloro che come noi difendono la tesi che gli Epiroti fossero una popolazione diversa dalla quella ellenica - che essi avessero una loro lingua, la lingua degli antichi Pelasgi. Una lingua che i Greci non capivano, e che possiamo dire con sicurezza essere lo stesso idioma che si parla oggigiorno anche in Epiro, Macedonia, Illiria e in alcune isole dell’Arcipelago, come pure nei monti dell’Attica. La stessa lingua che oggi si chiama arbëreshe oppure shqiptare (albanese). Con l’intento di fornire alla filologia un elemento sicuro per valutare l’importanza di questo articolo, diremo che i nomi Epiro, Macedonia, Albania, ecc, sono completamente sconosciuti per gli Albanesi; nella loro lingua queste parole non esistono*. Essi stessi si riconoscono con il nome originario shqiptar (albanese), e non pensano affatto che il loro paese abbia un nome diverso dal quello che loro adoperano, e cioè Shypëri oppure Shqypëni (Albania). I nomi Epiro e Macedonia sono di origine straniera, greca; invece Albania è un nome moderno che gli Europei hanno dato al paese degli shqyptarëve (albanesi), nel secolo XIV o XV. Ma gli Albanesi non sanno cosa siano l’Epiro, la Macedonia e l’Albania: si tratta di nomi sconosciuti e senza significato nella loro lingua. Perciò, iniziando da Scutari e fino alla baia di Preveza, tutto il territorio fra questi due punti geografici, e anche il mare antistante, vengono identificati col nome di Shqypëri (Albania), paese che appartiene agli Albanesi, che non hanno niente in comune con i Greci. Se provate a fermare un contadino per strada e a chiedergli: Di dove sei tu? Egli risponderà: Jam shqiptar (Sono Albanese). Questa risposta verrà data senza ombra di dubbio sia dagli abitanti del Nord e sia dagli abitanti del Sud dell’Albania; musulmani, cattolici o ortodossi che siano. Se sentissero parlare di Epiro o di Albania, essi non capirebbero e magari si sentirebbero offesi, credendo di essere insultati in qualche lingua straniera.

* il libro da cui è stato estratto questo brano è stato scritto nel 1879. Ovviamente oggi gli Albanesi conoscono i termini sopracitati.

Liberamente tratto dal libro E vërteta mbi Shqipërinë dhe shqiptarët dell’autore Pashko Vasa

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