Nel 1865 in Umbria vengono ritrovate due tombe etrusche affrescate, oggi note come tombe Golini, dal nome del loro scopritore.

Nel 1951 gli affreschi, gravemente danneggiati, sono stati esposti nel museo archeologico di Firenze. Nei magazzini di questo museo si trovano le copie in scala reale.

Questa tomba ha forma quasi quadrata (5,35 x 5,20m). Secondo gli studiosi italiani gli affreschi che si trovano dentro la tomba Golini I raffigurano un banchetto funebre allestito nell’oltretomba in onore di un nuovo arrivato.

I dipinti si dividono in tre parti: 1. la preparazione del banchetto, dove sembra che i lavori siano fatti dagli schiavi; 2. i personaggi per i quali il banchetto è stato allestito; 3. l’arrivo del nuovo abitante della tomba.

Vicino ad ogni personaggio ci sono due parole scritte in nero. L’etruscologo Paolino sostiene che “queste scritte indicano perlopiù le funzioni degli schiavi piuttosto che i loro nomi propri”, però non è chiara la funzione esatta dello schiavo. La cosa più impressionante è la prima scena della prima parte, dove si sta preparando la carne per il banchetto.

Appesi ad un tronco ci sono un toro ammazzato, una capra, un coniglio e altro vario pollame. Vicino a loro si vede il macellaio con una mannaia nella mano alzata fin sopra la testa, che sta per colpire il tagliere nel quale si trova la carne. In alto, nell’immagine, si legge THAR..:KAO.

 

THAR KAON

THAR KAON 

In tutte e due le parole manca qualche lettera (per esempio, poteva essere THARNA KAON), ma anche se non si aggiungesse alcuna lettera, si potrebbe tranquillamente leggere: THER KAUN. La cosa curiosa è che in lingua albanese questa frase vuol dire ammazzare il toro, ther = ammazzare, sgozzare , kau-n = toro.

Accanto all’immagine del macellaio, si trova la figura di una donna che sembra uscire dal posto in cui si sta preparando la carne per il banchetto. Tiene nella mano sinistra un bicchiere pieno, invece nella mano destra tiene qualcos’altro. Vicino a questa donna troviamo scritto THARMA ML.RUNS. Nella seconda frase manca la terza lettera. Sembra che la donna nella mano sinistra, dentro il bicchiere, tenga il fomento (in albanese tharmin) per il banchetto. Nella mano destra invece si trova il segno del sacrificio fatto in onore degli dei, che potrebbe essere il fegato del toro ammazzato. Se l’ipotesi fosse giusta THARMA ML.RUNS potrebbe significare THARMA MBLEDHUN, che tradotto in italiano sarebbe raccogliere il fomento.

La sesta figura (se iniziamo il conteggio a partire dall’immagine del macellaio) è un uomo che sta macinando un malto particolare. L’uomo non macina colpendo il malto, ma sbriciolandolo con le mani. Vicino all’uomo troviamo questa iscrizione: PAZU MULUANE.

PAZU MULUANEPAZU MULUANE

Sembra che qui si ritrovi la forma pa zu bukën,(lievitare il pane,) pa zu kosin,(fermentare lo yogurt) , pa zu djathin (pastorizzare il formaggio). Se fosse stato scritto paza muluane si poteva tradurre macinare in silenzio, senza voce = pa za – senza voce, muluane(bluan) macinare.

Sulle mura della tomba si trovano altre iscrizioni difficili da tradurre, che però lasciano intuire che il banchetto disponga di tutto il necessario: gli invitati, i servitori, i musicanti, alcuni animali mitologici, un messaggero, il nuovo arrivato e anche alcuni esseri sconfitti dell’aldilà.

Uno si chiama KRANKRU e dà l’idea di un animale che rosicchia i crani, dall’albanese kran – cranio, e kru – aj rosicchiare. L’altro animale si chiama KURPU e potrebbe personificare il disgusto, lo schifo, dalla parola albanese kurpë – disgusto, schifo. Questi due animali sono sotto una specie di divano, sconfitti dagli abitanti della tomba.

Ognuno degli abitanti della tomba fa la sua preghiera. Si rivolgono all’Altissimo, larth (in albanese lart). Pregano di perdonarli felinies, felth (in albanese fal), perchè con tutta la parentela me fis (in albanese me fis-in) e i bambini, me fmi (in albanese me fëmi) piangono klan (in albanese qan), chiedendo intensamente perdono felusum (in albanese falje shumë).

La cerimonia della preghiera è eterna ed è la stessa per ognuno degli abitanti della tomba, indipendentemente da quando sono arrivati. Chi ha costruito la tomba comune, decide di dipingere un tema eterno per tutti coloro che saranno sepolti lì, invece di dipingere un nuovo tema ogni qual volta un nuovo abitante della tomba arriva.

Brano liberamente tratto dal libro Një shqiptar në botën e etruskëve dell’autore Ilir Mati

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