Durazzo prima di Durazzo

Epidamnos e Dyrrachion erano davvero la stessa città?

Le fonti antiche raccontano una storia più complessa di un semplice cambio di nome
 Elton Varfi 

Per secoli la storia di Durazzo è stata raccontata attraverso due nomi: Epidamnos e Dyrrachion. Ma quando si mettono una accanto all’altra le testimonianze di Tucidide, Pausania, Appiano e Stefano di Bisanzio, il quadro si fa meno lineare. Le fonti distinguono a più riprese una città, una penisola, un porto e perfino un insediamento “antico” da quello successivo. E una moneta del V-IV secolo a.C. attesta l’uso del nome civico Dyrrachion molto prima dell’arrivo di Roma.

Due pagine che complicano una storia apparentemente semplice

Le due pagine riprodotte in questo articolo appartengono all’edizione del 1849 degli Ethnica di Stefano di Bisanzio curata da August Meineke. La voce che ci interessa comincia verso la fine di pagina 108 e prosegue a pagina 109: Δυρράχιον, Dyrrachion. È un testo breve soltanto in apparenza. In poche righe Stefano raccoglie tradizioni mitiche, indicazioni geografiche, forme grammaticali del toponimo e, soprattutto, citazioni di autori molto più antichi di lui.

Stefano era un grammatico bizantino del VI secolo e la sua opera era un enorme repertorio di luoghi e popoli. Non scriveva dunque una storia di Durazzo nel senso moderno del termine. Il suo valore, per noi, consiste nel fatto che conserva frammenti e formulazioni provenienti da opere precedenti, alcune delle quali perdute. La voce Dyrrachion si trova inoltre nella parte della lettera delta che ci è giunta in forma insolitamente ampia rispetto a gran parte dell’opera epitomata. Per questo va letta con attenzione, ma anche con disciplina: ciò che dice la fonte deve essere distinto da ciò che noi possiamo dedurne.

Stefano di Bisanzio, Ethnica, ed. August Meineke, Berlino 1849, p. 108. La voce Dyrrachion comincia nella parte inferiore della pagina. Scansione fornita dall’autore; il testo dell’edizione del 1849 è in pubblico dominio.
Fig. 1 — Stefano di Bisanzio, Ethnica, ed. August Meineke, Berlino 1849, p. 108. La voce Dyrrachion comincia nella parte inferiore della pagina. Scansione fornita dall’autore; il testo dell’edizione del 1849 è in pubblico dominio.
Stefano di Bisanzio, Ethnica, ed. August Meineke, Berlino 1849, p. 109. Qui prosegue la voce dedicata a Dyrrachion, con i richiami a Dyrrachia, ai Taulantini, a Eratostene e a Pausania. Scansione fornita dall’autore; il testo dell’edizione del 1849 è in pubblico dominio.
Fig. 2 — Stefano di Bisanzio, Ethnica, ed. August Meineke, Berlino 1849, p. 109. Qui prosegue la voce dedicata a Dyrrachion, con i richiami a Dyrrachia, ai Taulantini, a Eratostene e a Pausania. Scansione fornita dall’autore; il testo dell’edizione del 1849 è in pubblico dominio.

“Dyrrachion, città illirica”: cosa dice davvero Stefano di Bisanzio

La voce si apre con una formula che merita di essere riportata senza parafrasi:

Δυρράχιον, πόλις Ἰλλυρική.
Dyrrachion, città illirica.

È una definizione netta, ma sarebbe metodologicamente scorretto trasformarla in una dichiarazione moderna di identità nazionale. In un lessico geografico antico «illirica» indica qui almeno l’appartenenza geografica e storico-regionale. Poco più avanti Stefano conserva, attraverso Eratostene, una diversa qualificazione di Epidamnos, che verrà riportata integralmente nel suo contesto. Ai fini della questione qui esaminata, il dato decisivo sarà soprattutto topografico: la distinzione fra la città di Epidamnos e la penisola chiamata Dyrrachion.

Questo è precisamente il quadro già visibile in Tucidide, la testimonianza storica più antica tra quelle qui considerate. All’inizio del racconto della crisi di Epidamnos, che avrebbe contribuito all’escalation verso la guerra del Peloponneso, lo storico colloca la città all’ingresso del golfo Ionio e indica come vicini i Taulantini, definiti di stirpe illirica. Registra inoltre la tradizione della fondazione corcirese, con un ecista proveniente da Corinto. Per la questione qui esaminata, il dato essenziale è che Epidamnos compare fin dall’inizio dentro uno spazio strettamente connesso ai Taulantini e all’Illiria.

Una penisola chiamata Dyrrachion, una città chiamata Epidamnos

Il passo più rivelatore della voce di Stefano non è soltanto l’aggettivo «illirica». È la distinzione topografica che compare nelle fonti da lui raccolte. Stefano cita qui Strabone (Geografia VII, 5, 8): Epidamnos, fondazione dei Corciresi, è la città «che ora è chiamata Dyrrachion», e il testo precisa che Dyrrachion è anche il nome della penisola sulla quale essa sorge. Poco dopo, Eratostene è ancora più esplicito:

πόλις δὲ Ἑλληνὶς Ἐπίδαμνος ἐπὶ χερρονήσου τῆς καλουμένης Δυρραχίου.
Epidamnos è una città greca sulla penisola chiamata Dyrrachion.

Questa frase è fondamentale perché mostra che, almeno nella tradizione geografica conservata da Stefano, i due nomi non erano necessariamente equivalenti fin dall’origine. «Epidamnos» identifica la polis; «Dyrrachion» identifica qui la penisola. Nello stesso contesto compaiono i Taulantini e, con una citazione di Euforione, perfino la forma regionale Dyrrachia: «le città della Dyrrachia e i popoli dei Taulantini».

Stefano, da grammatico, si preoccupa anche di spiegare come si formi l’etnico dal nome della città e registra forme come Dyrrachenoi, gli abitanti di Dyrrachion. È un dettaglio filologico, ma il punto importante non è attribuire al toponimo un’origine etnica che queste forme non dimostrano: è constatare che Dyrrachion non è una creazione romana. Il nome è attestato nella tradizione anteriore e, come vedremo, nella monetazione preromana della città.

Pausania: “la città del nostro tempo non è quella antica”

La testimonianza più sorprendente è quella di Pausania. Stefano la cita quasi alla fine della voce, ma possiamo controllarla direttamente nel libro VI della Periegesi della Grecia (VI, 10, 8). Pausania sta parlando di Cleostene di Epidamnos, vincitore olimpico, quando inserisce una precisazione sulla città: gli Epidamni, dice, possiedono ancora il medesimo territorio di un tempo, ma la città del suo presente non è la città antica; si trova a poca distanza da quella, e porta il nome Dyrrachion dal suo fondatore.

Questo passo impedisce di ridurre tutta la questione a una semplice sostituzione burocratica di un nome con un altro. Pausania distingue chiaramente “la città antica” da una città successiva situata poco lontano. Non ci dice quanto fosse grande la distanza, né ci fornisce coordinate che permettano di identificare con sicurezza i due nuclei. Ma la distinzione esiste nel testo e deve essere presa sul serio.

È altrettanto importante non andare oltre ciò che la fonte consente. Pausania non dimostra da solo l’esistenza di due città autonome e contemporanee. Può descrivere uno spostamento dell’abitato, una rifondazione, un diverso nucleo portuale divenuto dominante o una trasformazione urbana maturata nel corso dei secoli. La sua testimonianza, tuttavia, rende storicamente legittima una domanda che troppo spesso viene cancellata dalla formula scolastica “Epidamnos, poi Dyrrachium”.

Appiano: Epidamnos in alto, Dyrrachion presso il porto

Appiano, nelle Guerre civili (II, 39), va ancora oltre sul piano narrativo. All’inizio del suo excursus afferma che alcuni considerano Dyrrachion ed Epidamnos la stessa cosa «per errore». Poi racconta una genealogia mitica: un re locale chiamato Epidamnos avrebbe fondato la città e le avrebbe dato il proprio nome; Dyrrachos, figlio della figlia di Epidamnos e di Poseidone, avrebbe aggiunto un ναύσταθμον, un impianto portuale o base navale, chiamandolo Dyrrachion.

La genealogia di Epidamnos e Dyrrachos appartiene evidentemente al linguaggio del mito eziologico. Non va trasformata in cronaca archeologica. Ma la struttura spaziale del racconto è interessante: un centro chiamato Epidamnos e un impianto portuale chiamato Dyrrachion. Appiano prosegue ricordando Brigi, Taulantini, Liburni e Corciresi e conclude che, dopo diverse trasformazioni, il nome più antico Dyrrachion tornò a prevalere.

Che cosa può esserci dietro questa tradizione? Non possiamo saperlo con certezza. Ma quando Appiano viene letto insieme a Pausania e al frammento di Eratostene conservato da Stefano, emerge una costante: le fonti antiche conservano più volte una distinzione fra elementi topografici che le ricostruzioni moderne tendono spesso a fondere in un’unica città con due nomi successivi.

Il nome Dyrrachion è attestato ben prima di Roma

Qui interviene un documento materiale che cambia il peso della discussione: la moneta. Nel Münzkabinett degli Staatliche Museen zu Berlin è conservato uno statere d’argento di Dyrrhachion datato circa 450-350 a.C. Sul rovescio compare l’abbreviazione ΔY-P, riferita al nome della città. L’esemplare pesa 10,83 grammi e misura 23 millimetri. È dunque una testimonianza numismatica nettamente anteriore all’intervento romano in Illiria del 229 a.C.

Questo dato è decisivo per valutare una spiegazione conservata da Pomponio Mela (De Chorographia II, 56): i Romani avrebbero mutato il nome Epidamnos perché sembrava contenere un cattivo presagio, quasi «in damnum» per chi vi si recava. Ma se Dyrrachion compare sulla monetazione del V-IV secolo a.C., il nome non può essere una creazione romana. La notizia di Mela può dunque spiegare, al più, una preferenza o una generalizzazione romana di un nome già esistente, non la sua origine.

Statere d’argento di Dyrrhachion, ca. 450-350 a.C., 10,83 g, 23 mm. Sul rovescio compare ΔY-P. Staatliche Museen zu Berlin, Münzkabinett, inv. 18218515. Fotografia: Reinhard Saczewski. Public Domain Mark 1.0.
Fig. 3 — Statere d’argento di Dyrrhachion, ca. 450-350 a.C., 10,83 g, 23 mm. Sul rovescio compare ΔY-P. Staatliche Museen zu Berlin, Münzkabinett, inv. 18218515. Fotografia: Reinhard Saczewski. Public Domain Mark 1.0.

L’archeologia moderna ha risolto il problema? Non ancora

La questione non è rimasta confinata ai filologi. Nel 2001 il Durrës Regional Archaeological Project condusse una ricognizione intensiva nelle alture immediatamente a nord-ovest della città moderna, esplorando circa sei chilometri quadrati e individuando numerosi siti, iscrizioni, tombe e materiali di età greca. Il rapporto, pubblicato nel 2003 su Hesperia da Jack L. Davis, Afrim Hoti, Iris Pojani e colleghi, formula proprio la domanda che nasce dalle fonti: la prima città di Durrës era forse composta da due insediamenti distinti?

Gli archeologi richiamano espressamente Appiano, che descrive Dyrrachium come porto ed Epidamnus come centro posto più in alto. Ma il loro risultato non autorizza una risposta semplicistica: nell’area specificamente ricognita non emerse la prova di un villaggio o di un centro urbano preellenistico tale da risolvere definitivamente la questione. Questo limite è importante. Le fonti permettono di formulare l’ipotesi di nuclei differenziati; l’archeologia, almeno sulla base di quella ricognizione, non l’ha trasformata in certezza.

Lo stesso rapporto del Durrës Regional Archaeological Project ritiene probabile che la «penisola» ricordata da Strabone ed Eratostene corrispondesse alle alture esaminate dal progetto, un’area che fino a tempi relativamente recenti era quasi completamente separata dalla terraferma da una palude. Il dato non permette di ricostruire automaticamente la linea di costa antica, ma rende plausibile che la topografia evocata dalle fonti fosse molto diversa da quella della Durrës contemporanea.

L’anfiteatro romano di Durrës nel tessuto della città moderna. Il monumento appartiene alla fase romana di Dyrrachium e non costituisce una prova sulla posizione dell’Epidamnos arcaica; mostra però la straordinaria stratificazione urbana del sito. Foto: Pudelek, 11 agosto 2014, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.
Fig. 4 — L’anfiteatro romano di Durrës nel tessuto della città moderna. Il monumento appartiene alla fase romana di Dyrrachium e non costituisce una prova sulla posizione dell’Epidamnos arcaica; mostra però la straordinaria stratificazione urbana del sito. Foto: Pudelek, 11 agosto 2014, Wikimedia Commons, CC BY-SA 4.0.

E allora Epidamnos e Dyrrachion erano la stessa città?

La risposta più corretta è: in alcune epoche e in alcune fonti i due nomi finiscono per indicare il medesimo grande centro urbano; ma non abbiamo ragioni per supporre che abbiano sempre designato esattamente la stessa cosa. Le testimonianze antiche conservano una memoria più articolata.

Tucidide conosce Epidamnos come polis coloniale legata a Corcira e Corinto, posta accanto ai Taulantini illirici. Eratostene, attraverso Stefano, colloca Epidamnos su una penisola chiamata Dyrrachion. Pausania distingue la città antica dalla città del suo tempo, posta a breve distanza e chiamata Dyrrachion. Appiano separa narrativamente il centro di Epidamnos dal porto di Dyrrachion. La monetazione, infine, dimostra che il nome Dyrrachion era già pienamente vivo nel V-IV secolo a.C., molto prima che Roma potesse imporre qualunque preferenza onomastica.

Ciò non autorizza a scrivere che l’archeologia abbia dimostrato l’esistenza di “due Durazzo” indipendenti. Sarebbe una conclusione eccessiva. Autorizza però a rifiutare la versione troppo facile secondo cui esisteva una sola città chiamata Epidamnos e i Romani, infastiditi da un’assonanza latina, le cambiarono semplicemente nome in Dyrrachium. Quella spiegazione racconta solo l’ultima fase di una storia toponomastica molto più antica.

Due formule antiche da leggere senza forzature

Resta un punto delicato. La stessa voce di Stefano conserva entrambe le formule: «Dyrrachion, città illirica» e, attraverso Eratostene, «Epidamnos, città greca». Entrambe vanno registrate perché appartengono al dossier antico; ma non è questa contrapposizione il centro della nostra indagine, che riguarda piuttosto il rapporto topografico e storico tra i due nomi.

Per il problema qui esaminato basta osservare che le fonti collocano in più testimonianze Epidamnos e Dyrrachion in rapporto stretto con l’Illiria e con i Taulantini. Tucidide indica questi ultimi come vicini illirici; Stefano chiama Dyrrachion «città illirica» e registra anche Dyrrachia come denominazione territoriale dell’Illiria. Questi dati non risolvono da soli la questione dei due nuclei, ma definiscono il quadro regionale entro cui essa deve essere studiata.

È forse questa la lezione più interessante che viene dalle pagine di Stefano di Bisanzio. Non ci restituiscono un’etichetta da usare in una disputa contemporanea. Ci restituiscono una città plurale: portuale e terrestre, legata ai Taulantini e al mondo illirico, capace di conservare due nomi antichissimi che in alcuni momenti indicano realtà distinguibili e in altri finiscono per sovrapporsi.

La sopravvivenza di Dyrrachion

Alla fine fu Dyrrachion — in latino Dyrrachium — a prevalere nella lunga storia romana e bizantina della città. Le forme medievali e moderne Durazzo e Durrës appartengono alla successiva storia di quel nome. Ma il suo successo non comincia con Roma. La moneta di Berlino, le citazioni conservate da Stefano e le narrazioni di Pausania e Appiano mostrano che il nome apparteneva già profondamente alla geografia e alla memoria antica del luogo.

Forse, allora, la domanda giusta non è “qual era il vero nome di Durazzo?”. Le fonti suggeriscono una domanda più feconda: in quale momento Epidamnos e Dyrrachion cominciarono a sovrapporsi fino a diventare, per gli autori successivi, due nomi della stessa città? È una questione che richiede ancora archeologia, topografia storica, numismatica e filologia. Ma le due pagine di Stefano di Bisanzio ci permettono almeno di vedere con chiarezza dove comincia il problema.

Nota sulle traduzioni

Le traduzioni italiane dei passi greci e latini citati o parafrasati nell’articolo sono state ricontrollate direttamente sui testi antichi indicati in bibliografia. Le formulazioni italiane sono rese in modo funzionale al contesto storico e non intendono sostituire un’edizione critica. Per la voce Δυρράχιον è stata verificata sia la scansione dell’edizione Meineke del 1849 sia la moderna tradizione editoriale degli Ethnica.

Fonti antiche e bibliografia essenziale

1. Stefano di Bisanzio, Ethnica, voce Δυρράχιον, in August Meineke (ed.), Stephani Byzantii Ethnicorum quae supersunt, G. Reimer, Berlin 1849, pp. 108-109. Edizione storica consultata anche nella scansione digitalizzata di Internet Archive.

2. Margarethe Billerbeck - Christian Zubler (edd.), Stephani Byzantii Ethnica, Volumen II: Δ-Ι, Corpus Fontium Historiae Byzantinae 43/2, Walter de Gruyter, Berlin-New York 2011.

3. Tucidide, Guerra del Peloponneso, I, 24-25. Testo greco e traduzioni di confronto: Scaife Viewer / Perseus.

4. Strabone, Geografia, VII, 5, 8. Passo su Epidamnos/Dyrrachion e sulla penisola; testo e traduzione di confronto: LacusCurtius / University of Chicago e ToposText.

5. Pausania, Periegesi della Grecia, VI, 10, 8. Passo sulla città antica e sulla Dyrrachion del suo tempo; testo e traduzioni di confronto: Perseus e Theoi Classical Texts Library.

6. Appiano, Guerre civili, II, 39. Testo e traduzione di confronto: LacusCurtius / University of Chicago e ToposText.

7. Pomponio Mela, De Chorographia, II, 56. Testo latino di confronto: Scaife Viewer / Perseus e Packard Humanities Institute.

8. Jack L. Davis, Afrim Hoti, Iris Pojani, Sharon R. Stocker, Aaron D. Wolpert, Phoebe E. Acheson, John W. Hayes, «The Durrës Regional Archaeological Project: Archaeological Survey in the Territory of Epidamnus/Dyrrachium in Albania», Hesperia, 72.1 (2003), pp. 41-119, DOI: 10.2307/3182036.

9. Marjeta Šašel Kos, Appian and Illyricum, Situla 43, Narodni muzej Slovenije, Ljubljana 2005.

10. Staatliche Museen zu Berlin, Münzkabinett, Dyrrhachion, statere d’argento, ca. 450-350 a.C., 10,83 g, 23 mm, inv. 18218515; zecca Dyrrhachium, regione Illyricum. Fotografie: Reinhard Saczewski; Public Domain Mark 1.0. Catalogo online del Münzkabinett Berlin.

Crediti delle immagini

Figg. 1-2: scansioni dell’edizione Meineke degli Ethnica (Berlino 1849), fornite dall’autore. Il testo dell’edizione è in pubblico dominio.

Fig. 3: Staatliche Museen zu Berlin, Münzkabinett, inv. 18218515; fotografia ufficiale della collezione di Reinhard Saczewski; Public Domain Mark 1.0.

Fig. 4: Pudelek, Amphitheatre of Durrës, 11 agosto 2014, Wikimedia Commons; licenza Creative Commons Attribution-ShareAlike 4.0 International (CC BY-SA 4.0).

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