CRONACHE ALBANESI • IL PRESENTE NELLA STORIA
RUSSIA, IRAN, UN PRESUNTO DRONE E LA REPLICA DI MOSCA. LA CRISI ALBANESE ENTRA NEL CONFRONTO INTERNAZIONALE.
FRANCESCA DI MATTEO
Edizione aggiornata al 20 ottobre 2026 · Verifiche fino alle ore 18:00 · Fatti in continuo aggiornamento

Il 19 ottobre Edi Rama si presenta davanti ai vertici della polizia con una pietra in mano. La mostra come la prova più semplice della violenza che da giorni investe Tirana. Ma il messaggio del primo ministro non si ferma alle pietre e alle molotov. Nella sua ricostruzione, dietro le piazze potrebbero esserci anche forze che non si vedono: Russia, Iran, reti di profili falsi.

Il giorno prima, da Mosca, era arrivata una risposta tagliente. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, aveva invitato Rama a non cercare colpevoli lontano da casa: a protestare, sosteneva, erano i suoi stessi cittadini. Due capitali, due spiegazioni incompatibili. E una domanda decisiva: che cosa sappiamo, davvero, delle presunte interferenze?

Edi Rama, foto di repertorio del 15 maggio 2026
EDI RAMA · 15 maggio 2026 · Stenbocki maja / CC BY 4.0
Maria Zakharova, foto di repertorio del 28 novembre 2024
MARIA ZAKHAROVA · 28 novembre 2024 · Council.gov.ru / CC BY 4.0
I protagonisti dello scontro diplomatico: fotografie di repertorio, non scattate durante i fatti del 18–19 ottobre 2026.

L’accusa: un drone, i social e migliaia di profili

Domenica 18 ottobre Rama denuncia un presunto tentativo di attacco alla sede del governo. Racconta che due giorni prima sarebbe stato neutralizzato un drone carico di esplosivo. Evoca una «mano straniera», richiama l’attività di account sui social e cita Aleksandr Dugin, l’intellettuale nazionalista russo che, secondo le cronache, aveva espresso apprezzamento per le manifestazioni albanesi. Nelle sue parole compare anche l’Iran.

Il giorno seguente il premier va oltre. Nel discorso ufficiale del 19 ottobre afferma che, già con le prime proteste dei fenicotteri, sarebbero entrate in azione migliaia, persino decine di migliaia, di false identità digitali che si presentavano come cittadini albanesi impegnati nella difesa della natura. Le attribuisce a influenze russe e iraniane. È un’accusa precisa, molto più impegnativa di un generico riferimento alla propaganda.

Il 20 ottobre Rama ha adottato una formula ancora più esplicita, parlando di «guerra ibrida» che alimenterebbe i disordini nel Paese. Il termine sposta il confronto su un terreno delicato: accanto agli scontri di strada e alle rivendicazioni degli studenti entrano la manipolazione dell’informazione e la sicurezza nazionale. Ma cambiare la definizione politica del fenomeno non equivale a dimostrarne l’origine. Resta necessario distinguere gli episodi documentati da una strategia coordinata attribuibile a soggetti determinati.

Ma resta una distinzione essenziale. La trascrizione del governo permette di stabilire che Rama ha formulato queste accuse; non offre, da sola, i dati tecnici che consentirebbero a un osservatore indipendente di verificarle. Mancano, nel materiale pubblico esaminato, elenchi degli account, analisi forensi, riscontri sull’origine delle reti e conclusioni investigative sul drone. Anche un post favorevole di Dugin, che non parla a nome del ministero degli Esteri russo, non prova un coordinamento statale.

La replica russa: il problema, dice Mosca, è interno

La risposta di Zakharova arriva il 18 ottobre, attraverso il suo canale Telegram, ed è riportata da Interfax. La portavoce contesta l’attribuzione a Mosca delle proteste e ribalta l’argomento: il governo albanese dovrebbe occuparsi del disagio dei propri cittadini anziché trasferire all’estero le responsabilità politiche. La stessa posizione viene ripresa, secondo la stampa albanese, dall’ambasciata russa a Tirana.

È una replica efficace sul piano della comunicazione, perché si appoggia a rivendicazioni che esistono indipendentemente da qualsiasi potenza straniera: università, costi degli studi, prospettive lavorative, accuse di corruzione. Tuttavia una smentita diplomatica non costituisce, da sola, la prova che nessuna operazione di influenza sia avvenuta. Come l’accusa del governo, va valutata per ciò che dimostra, non per ciò che suggerisce.

Proprio l’informazione offre un indizio della complessità del confronto. Un controllo pubblicato il 19 ottobre da Hibrid.info ha contestato il dato di oltre mille arrestati diffuso da RT Balkan, rilevando che non corrispondeva ai bilanci della polizia albanese allora disponibili. È un esempio concreto di cifra circolata in modo fuorviante; non prova però, da solo, che Mosca abbia organizzato le manifestazioni. Riconoscere un contenuto falso e dimostrare chi dirige un’operazione di influenza sono due passaggi diversi.

Intanto le immagini delle proteste raccontano una crisi reale. Parte delle manifestazioni è degenerata in incendi, attacchi a edifici pubblici, banche e negozi; gli agenti hanno impiegato idranti, lacrimogeni e proiettili di gomma. Le responsabilità degli autori delle violenze devono essere accertate individualmente, come gli eventuali abusi delle forze dell’ordine. Il 18 ottobre la Commissione europea ha condannato i danneggiamenti ma ha anche ribadito che manifestare pacificamente è un diritto fondamentale e che la risposta dello Stato deve essere proporzionata.

Proteste a Tirana il 18 ottobre 2026
Tirana, 18 ottobre 2026. Una scena delle manifestazioni: l’immagine documenta la situazione nelle strade, non le accuse di interferenze estere. Foto: Vyolltsa / Wikimedia Commons, CC0 1.0.

La cronaca del 20 ottobre rende ancora meno sostenibile una lettura esclusivamente esterna della crisi. Secondo il riepilogo della polizia di Tirana, nei sette giorni di manifestazioni si contano 271 arresti; 33 riguardano le proteste del 19 ottobre, tra i quali sei minorenni. Nello stesso giorno l’Avvocato del popolo ha riferito ulteriori rilievi sulle condizioni di custodia e sulle garanzie per gli adolescenti: fra le persone accompagnate in commissariato il 19 ottobre vi erano 18 minorenni, e otto hanno denunciato maltrattamenti. Si tratta di dati e segnalazioni attribuiti alle rispettive istituzioni, non di responsabilità definitivamente accertate. Qualunque spiegazione geopolitica dovrà misurarsi anche con questa realtà interna.

Perché Rama pronuncia il nome dell’Iran

L’Iran non è comparso per la prima volta nelle controversie albanesi nell’ottobre 2026. Nel luglio 2022 un grave attacco informatico colpì servizi pubblici e infrastrutture digitali del Paese. Tirana attribuì l’operazione a Teheran e, il 7 settembre, ruppe le relazioni diplomatiche. Gli Stati Uniti appoggiarono l’attribuzione; il Consiglio Nord Atlantico prese pubblicamente atto delle valutazioni formulate da Albania e alleati.

Esiste anche un antecedente politico: l’Albania ospita da anni membri dei Mojahedin del Popolo iraniano (MEK), organizzazione di opposizione al governo di Teheran. La presenza del gruppo ha contribuito a rendere difficili i rapporti bilaterali. È un dettaglio che spiega perché Tirana guardi con particolare attenzione alle minacce digitali provenienti dall’Iran. Non dimostra però che un attore iraniano abbia promosso le proteste studentesche di oggi.

Sul versante interno, il 20 ottobre la procura speciale ha formalizzato le imputazioni per corruzione nei confronti dell’ex vicepremier Belinda Balluku in relazione ad appalti pubblici contestati. L’ex ministra respinge le accuse e la formalizzazione dell’imputazione non equivale a una condanna. Il procedimento conferma, però, che il tema della trasparenza amministrativa richiamato dalle proteste non nasce da una presunta campagna straniera: è anche una questione giudiziaria e politica autonoma, che richiede accertamenti secondo le regole dello Stato di diritto.

Il calendario europeo e la domanda sugli interessi

C’è poi la coincidenza delle date. Il 13 ottobre, mentre la nuova mobilitazione prende forza, Albania e Unione europea chiudono provvisoriamente un altro capitolo del negoziato di adesione: il quarto. Tutti e 33 i capitoli esaminati risultano aperti. Bruxelles precisa però che le chiusure restano provvisorie e che l’accordo sarà definitivo soltanto alla conclusione dell’intero percorso. Il traguardo europeo avanza, ma non è già raggiunto.

Edi Rama e Olivér Várhelyi il 29 febbraio 2024
Tirana, 29 febbraio 2024. Edi Rama con Olivér Várhelyi, allora commissario europeo per l’Allargamento: immagine d’archivio del percorso europeo albanese, non dell’ottobre 2026. Foto: Eriona Çami / © Unione europea, CC BY 4.0.

Il 18 ottobre Rama sostiene che la posta in gioco non sia semplicemente la sopravvivenza del suo governo, bensì la traiettoria europea dell’Albania. Per il premier, i disordini minacciano un progetto nazionale. I suoi critici possono replicare che l’adesione all’UE richiede anche istituzioni credibili, confronto pubblico e capacità di correggere gli errori interni. Sono due questioni che non si annullano: proteggere il cammino europeo e prendere sul serio il dissenso.

Un’Albania più integrata nell’UE avrebbe in futuro una voce istituzionale più forte sui dossier regionali, Kosovo compreso. Questo rende comprensibile l’interesse degli altri attori balcanici verso la sua stabilità. Ma il possibile vantaggio geopolitico di una crisi non identifica automaticamente chi l’ha provocata. Per passare dal sospetto alla responsabilità occorrono elementi concreti: finanziamenti, contatti operativi, infrastrutture digitali attribuite con metodo verificabile. L’ordine cronologico degli eventi non basta.

È dunque possibile tenere insieme due verità senza forzarle: le rivendicazioni degli studenti hanno motivazioni interne documentate; un tentativo esterno di sfruttare quelle tensioni resta un’ipotesi da verificare. Le parole di Rama e di Zakharova mostrano quanto la battaglia per interpretare le proteste sia già diventata internazionale. Non chiariscono ancora chi, eventualmente, abbia agito dietro le quinte.

VERSO LA PUNTATA 3 · IL VERDETTO DELL’AIA

Un mese prima dello scontro fra Tirana e Mosca, però, un altro avvenimento aveva riaperto la questione degli equilibri balcanici. Il 16 settembre, all’Aia, quattro ex dirigenti dell’UÇK erano stati condannati in primo grado per crimini di guerra. È un procedimento distinto dalle proteste albanesi e non esiste una prova di collegamento causale. Ma il suo significato politico, in Kosovo e oltre, merita di essere compreso.

Perché quella sentenza continua a dividere i Balcani proprio mentre l’Albania cerca un posto più forte in Europa?

FRANCESCA DI MATTEO · Cronache Albanesi

Fonti documentarie e immagini

Governo albanese, 19 ottobre 2026 — Trascrizione integrale dell’intervento di Rama alla polizia · Fonte
Reuters, 18 ottobre 2026 — Discorsi del premier, proteste e minaccia percepita per l’adesione UE · Fonte
ANSA, 18 ottobre 2026 — Accuse a Russia e Iran, Dugin, notizia del presunto drone · Fonte
Interfax, 18 ottobre 2026 — Testo della replica di Zakharova su Telegram (originale russo) · Fonte
CNA Albania, 18 ottobre 2026 — La posizione rilanciata dall’ambasciata russa · Fonte
Commissione europea, 13 ottobre 2026 — Apertura e chiusura provvisoria dei capitoli UE · Fonte
Commissione europea, 18 ottobre 2026 — Condanna della violenza e tutela del diritto di manifestazione · Fonte
Consiglio Nord Atlantico, 8 settembre 2022 — Attribuzioni dell’attacco informatico all’Iran · Fonte
Reuters su Euronews, 8 settembre 2022 — Rottura delle relazioni Albania-Iran e contesto MEK · Fonte
Reuters, 17 ottobre 2026 — Cronaca di piazza, motivazioni e gestione dell’ordine pubblico · Fonte
Camere specializzate del Kosovo, 16 settembre 2026 — Comunicato della sentenza di primo grado · Fonte
Edi Rama (15 maggio 2026) — Stenbocki maja / Wikimedia Commons, CC BY 4.0. Fonte e licenza · Fonte
Maria Zakharova (28 novembre 2024) — Consiglio della Federazione della Federazione Russa / Wikimedia Commons, CC BY 4.0. Fonte e licenza · Fonte
Tirana, protesta del 18 ottobre 2026 — Vyolltsa / Wikimedia Commons, CC0 1.0 (dedica al pubblico dominio). Fonte e licenza · Fonte
Edi Rama e Olivér Várhelyi, Tirana, 29 febbraio 2024 — Eriona Çami / © Unione europea, CC BY 4.0. Fonte e licenza · Fonte
Euronews, 20 ottobre 2026 — La definizione di «guerra ibrida» usata dal premier e il contesto delle proteste. Fonte verificabile · Fonte
Hibrid.info, 19 ottobre 2026 — Verifica della falsa cifra di oltre mille arrestati diffusa da RT Balkan. Fonte verificabile · Fonte
Euronews Albania, 20 ottobre 2026 — Bilancio di polizia: 271 arresti in sette giorni, 33 dopo la manifestazione del 19 ottobre. Fonte verificabile · Fonte
RTSH, 20 ottobre 2026 — Rilievi del Difensore civico su custodia, trattamento e garanzie dei minori. Fonte verificabile · Fonte
Reuters, 20 ottobre 2026 — Formalizzazione delle imputazioni a carico dell’ex vicepremier Balluku. Fonte verificabile · Fonte