CRONACHE ALBANESI • IL PRESENTE NELLA STORIA
DALL’ARTISTA DIVENTATO MINISTRO ALLA CRISI DI TIRANA. LA RIVALITÀ CON SALI BERISHA, IL LUNGO GOVERNO SOCIALISTA E LE DOMANDE SULLA DEMOCRAZIA ALBANESE.
FRANCESCA DI MATTEO
Edizione aggiornata al 22 ottobre 2026 · Il presente nella Storia · Puntata 4
LA CRISI ALBANESE | CRONISTORIA 13–22 OTTOBRE 2026
Dieci giorni di mobilitazione: dalla protesta studentesca alla crisi politica e diplomatica.
22 OTTOBRE — DECIMO GIORNO | LA TENSIONE ENTRA IN PARLAMENTO
Il decimo giorno consecutivo di mobilitazioni contro il governo di Edi Rama segna un nuovo passaggio nella crisi politica albanese. La protesta, iniziata il 13 ottobre con le rivendicazioni degli studenti, raggiunge oggi il Parlamento, dove la seduta plenaria si trasforma in un duro confronto tra maggioranza e opposizione.
Fin dalle 9:00, i manifestanti si radunano davanti alla sede dell'Assemblea, presidiata da un imponente dispositivo di sicurezza. Alle 10:00 riprendono i lavori parlamentari, dopo l'annullamento della precedente seduta del 15 ottobre.
All'interno dell'aula, i deputati del Partito Democratico guidato da Sali Berisha occupano la zona della presidenza, chiedendo che il Parlamento affronti prioritariamente la crisi delle proteste. Vengono esposte fotografie di manifestanti che, secondo l'opposizione, sarebbero stati feriti dalla polizia. Seguono proteste, lancio di documenti e acqua, sedie rovesciate e scontri fisici tra parlamentari.
La maggioranza socialista decide di procedere alle votazioni senza la prevista discussione. La seduta si conclude dopo circa un'ora, senza che il confronto politico sulle rivendicazioni degli studenti abbia trovato una soluzione.
All'esterno, la manifestazione prosegue senza registrare, nelle prime ore della giornata, scontri paragonabili a quelli dei giorni precedenti. Intorno alle 13:00 la situazione davanti al Parlamento risulta relativamente tranquilla, con una partecipazione ridotta rispetto alle mobilitazioni più imponenti.
Successivamente alcuni manifestanti raggiungono la sede del governo, continuando a chiedere le dimissioni di Edi Rama. Davanti alla Presidenza del Consiglio vengono rovesciate alcune panchine di pietra collocate nell'area destinata al dialogo.
Sul piano politico, lo scontro si intensifica. Berisha rivendica l'iniziativa dell'opposizione parlamentare come sostegno alle richieste della piazza. Il Partito Socialista contesta invece il comportamento dei deputati democratici e chiede provvedimenti disciplinari nei confronti di alcuni parlamentari coinvolti nei disordini.
Resta fondamentale distinguere il movimento di protesta dall'opposizione tradizionale. Una parte dei manifestanti continua infatti a rivendicare la propria autonomia dai partiti, contestando non soltanto il governo Rama, ma un sistema politico percepito come distante dalle esigenze dei cittadini.
La mobilitazione non appare conclusa. I promotori hanno annunciato una nuova manifestazione nazionale per sabato 24 ottobre.
Il 22 ottobre rappresenta così un passaggio significativo: la crisi nata nelle università e sviluppatasi nelle strade di Tirana investe direttamente il funzionamento delle istituzioni parlamentari. La questione non riguarda più soltanto la permanenza di Edi Rama al governo, ma anche la capacità delle istituzioni albanesi di ristabilire un confronto politico e sociale senza ricorrere alla violenza.
21 OTTOBRE — NONO GIORNO | FERITI, GARANZIE E TRIBUNALE
Il ministero della Salute comunica 320 feriti complessivi dal 13 ottobre: 192 agenti, 92 manifestanti e 36 passanti, tra cui sei operatori dell’informazione; nove persone ancora ricoverate. Il Difensore civico rende note criticità preliminari sulla custodia dei fermati. Secondo Euronews Albania, 58 persone compaiono davanti al giudice e 22 ottengono la liberazione con obbligo di presentazione.
20 OTTOBRE — OTTAVO GIORNO | LA «GUERRA IBRIDA» E IL CASO BALLUKU
Rama parla di «guerra ibrida» e difende l’azione delle istituzioni. La SPAK formalizza accuse nei confronti dell’ex vicepremier Belinda Balluku, che nega gli illeciti; non esiste una condanna. Nel dibattito pubblico resta il bilancio di 271 arresti comunicati per i primi sette giorni di protesta.
19 OTTOBRE — SETTIMO GIORNO | PIETRE, POLIZIA E ACCUSE DIGITALI
Rama torna sul ruolo delle aggressioni alle forze dell’ordine e sulle presunte campagne digitali straniere. Le manifestazioni continuano e si registrano nuovi scontri. Non sono resi disponibili dati tecnici indipendentemente verificabili su una direzione estera dei cortei.
18 OTTOBRE — SESTO GIORNO | TIRANA E MOSCA
Il premier parla di un drone esplosivo che sarebbe stato neutralizzato il 16 ottobre e accusa «mani straniere». Maria Zakharova respinge il coinvolgimento russo. Le manifestazioni proseguono con episodi di violenza e interventi di polizia.
17 OTTOBRE — QUINTO GIORNO | ESCALATION E ACCERTAMENTI
AP riferisce 167 arresti nel bilancio diffuso dalle autorità e 132 agenti feriti. Sette poliziotti vengono sospesi nell’ambito di verifiche per possibili eccessi nell’impiego della forza; gli accertamenti non equivalgono a condanne.
16 OTTOBRE — QUARTO GIORNO | LA PROTESTA SI ESTENDE
Le manifestazioni raggiungono, oltre a Tirana, altre città: Reuters racconta le rivendicazioni dei giovani su scuola, corruzione, lavoro e territorio. Si registrano scontri, danneggiamenti e arresti.
15 OTTOBRE — TERZO GIORNO | DIMISSIONI CONTESTATE
Continuano le mobilitazioni studentesche e i disordini; crescono le richieste di dimissioni. Berisha chiede a Rama di lasciare il governo e invita altri settori della società a sostenere la protesta.
14 OTTOBRE — SECONDO GIORNO | LA TENSIONE SALE
Cortei e scontri con le forze dell’ordine accompagnano l’allargamento delle rivendicazioni. Le autorità condannano le aggressioni; osservatori e organizzazioni richiamano la necessità di tutelare manifestanti pacifici e giornalisti.
13 OTTOBRE — PRIMO GIORNO | LA MOBILITAZIONE STUDENTESCA
Gli studenti tornano in piazza per i costi dell’istruzione, le condizioni universitarie e le prospettive economiche. La contestazione si salda al precedente movimento ambientalista del fenicottero rosa e si trasforma in una più ampia crisi politica.
IL POTERE E LA PIAZZA | L’INCHIESTA

Tirana, ottobre 2026. Davanti agli edifici dello Stato si incontrano due immagini incompatibili della stessa Albania. Da una parte il primo ministro che parla di ordine pubblico, investimenti, negoziati europei e pericoli di destabilizzazione. Dall’altra studenti, giovani lavoratori e cittadini che chiedono istruzione migliore, responsabilità politica e un futuro che non obblighi a partire. Tra loro, pietre e lacrimogeni, ma anche una domanda precedente agli scontri: perché una parte del Paese ha smesso di credere che le istituzioni ascoltino?

Il nome a cui si rivolgono le proteste è Edi Rama. Nel 1998 era entrato nell’esecutivo come ministro della Cultura. Nel 2000 diventò sindaco di Tirana; nel 2005 assunse la guida del Partito Socialista; nel 2013 arrivò alla presidenza del Consiglio. Ventotto anni dopo il suo ingresso nel governo, occupa ancora il centro del confronto nazionale. Questa è la notizia storica da cui partire: la sua longevità non coincide con un incarico statale ininterrotto — tra il 2011 e il 2013 non era più sindaco e non era ministro — ma con una centralità politica quasi continua.

La lunga centralità politica di Rama nasce dall’intreccio di risultati amministrativi, vittorie elettorali, forza del Partito Socialista e debolezza delle alternative. Sono fattori diversi, da esaminare senza confondere il consenso ottenuto nelle urne con una risposta definitiva alle contestazioni che possono maturare negli anni successivi.

Il 13 ottobre 2026, mentre la protesta si allargava, l’Unione europea ha compiuto un nuovo passo nei negoziati di adesione con l’Albania: quattro capitoli risultavano ormai chiusi in via provvisoria. In quella stessa settimana, per le strade di Tirana, il governo veniva contestato duramente. Sono due fatti contemporaneamente veri. Il paradosso apparente — progressi internazionali e sfiducia interna — è il punto da cui leggere questa storia, non un dettaglio da nascondere.

Immagine illustrativa dell’articolo su Edi Rama, Cronache Albanesi
Tirana, il laboratorio urbano degli anni da sindaco. Illustrazione editoriale originale di Cronache Albanesi, non fotografia d’archivio.
Il pittore entrato nel governo dopo il trauma del 1997

Per capire la biografia politica di Rama occorre tornare a un Paese segnato dal crollo delle società piramidali nel 1997, dalla crisi dell’ordine pubblico e dalla ricerca difficile di nuove istituzioni. L’Albania usciva dalla dittatura senza avere ancora stabilizzato tutte le regole della democrazia. Il potere aveva volti riconoscibili, ma gli apparati erano fragili e la fiducia dei cittadini meno solida della retorica della transizione.

Rama proveniva dal mondo dell’arte. Pittore, docente, figura pubblica capace di suscitare adesioni e irritazioni, nel 1998 fu nominato ministro della Cultura, della Gioventù e dello Sport. Non divenne improvvisamente un tecnocrate: portò nelle istituzioni la capacità di comunicare attraverso immagini, gesti e provocazioni. L’innovazione fu anche stilistica. Il rischio, percepito sin dall’inizio da alcuni osservatori, era che la rappresentazione del cambiamento finisse per precedere il cambiamento verificabile.

Il suo ingresso nel governo introdusse un linguaggio politico riconoscibile, legato alla personalità e al gesto pubblico. Accanto ai risultati culturali, restava una questione istituzionale: trasformare le iniziative di un ministro in procedure, competenze e controlli capaci di durare oltre chi le aveva promosse.

Nel 2000 scelse Tirana. Non era un arretramento: governare la capitale significava intervenire sulla vetrina più importante del Paese e costruire un rapporto quotidiano con amministrazione, interessi economici e cittadini. Qui il laboratorio politico divenne visibile.

Tirana colorata: una città, un metodo di governo

Le facciate dipinte degli edifici nati nel periodo socialista sono entrate nell’immaginario internazionale della capitale. Accanto alla scelta dei colori ci furono interventi sul corso della Lana, recupero di spazi pubblici, demolizioni di costruzioni abusive e lavori infrastrutturali. Nel 2004 Rama ricevette il riconoscimento World Mayor: non fu soltanto un premio individuale, ma un moltiplicatore della visibilità internazionale della città.

Immagine illustrativa dell’articolo su Edi Rama, Cronache Albanesi
Tirana, giugno 2006: un edificio dipinto durante la stagione di Rama sindaco. Foto: Chlämens / Wikimedia Commons (pubblico dominio).

Quella trasformazione sollevò anche problemi amministrativi e sociali. Le demolizioni e la riqualificazione modificarono equilibri consolidati; i benefici degli interventi non raggiunsero nello stesso modo ogni quartiere. Valutare la stagione da sindaco significa quindi affiancare alle fotografie della nuova Tirana le condizioni di vita dei residenti, la distribuzione delle risorse e la trasparenza delle decisioni.

A Tirana si delineò un metodo che avrebbe accompagnato Rama nella politica nazionale: visione progettuale, comunicazione molto personale, capacità di trasformare un intervento pubblico in racconto simbolico. Il consenso, però, non viene prodotto soltanto dall’immagine. Il sindaco fu rieletto nel 2003 e nel 2007. Questi risultati indicano una base politica reale, che sarebbe scorretto ridurre a puro marketing.

Nel 2005 aveva già assunto la guida del Partito Socialista, allora all’opposizione nazionale. Per alcuni anni, il sindaco della capitale fu anche il principale competitore del governo. È qui che la rivalità con Sali Berisha smette di essere semplice differenza fra caratteri: diventa lo scontro fra due modi di rappresentare il futuro dell’Albania, sostenuti da blocchi politici radicati.

Immagine illustrativa dell’articolo su Edi Rama, Cronache Albanesi
Rama e Berisha: sei passaggi documentati del confronto politico, 1998–2026. Infografica originale di Cronache Albanesi (ruoli e cariche distinti).
Berisha e Rama: rivali che occupano la scena

Sali Berisha appartiene alla prima generazione della transizione: presidente della Repubblica negli anni Novanta, poi capo del governo dal 2005 al 2013. Rama incarna una stagione successiva, ma la sua affermazione si sviluppa contro il perimetro politico creato anche da Berisha. La competizione è stata elettorale, istituzionale e narrativa: ciascuno ha spesso indicato nell’altro il problema principale del Paese.

La rivalità fra i due leader ha reso riconoscibili le alternative di governo, ma ha spesso concentrato il dibattito sui protagonisti più che sui programmi. Il confronto si è esteso alle regole elettorali, agli organi indipendenti e alla memoria delle crisi: aspetti in cui la solidità di un sistema democratico si misura anche dalla sua capacità di funzionare al di là dei singoli nomi.

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Sali Berisha all’assemblea politica del Partito Popolare Europeo, Bruxelles, 4 giugno 2025. Foto: European People’s Party / Wikimedia Commons, CC BY 2.0.
21 gennaio 2011: la protesta e i quattro morti

Il 21 gennaio 2011 quattro manifestanti persero la vita durante una protesta davanti alla sede del primo ministro. Berisha guidava il governo; Rama era il leader dell’opposizione che aveva organizzato la manifestazione. Gli scontri non rendevano legittimo un uso ingiustificato della forza letale. Nella sentenza Nika c. Albania del 14 novembre 2023, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha accertato una violazione dell’articolo 2 della Convenzione, in relazione alla morte di uno dei manifestanti e alle carenze delle indagini.

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Tirana, 21 gennaio 2011: disordini durante la protesta contro il governo Berisha. Foto: Godo-Godaj, versione Albinfo / Wikimedia Commons, CC BY 2.0.
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Tirana, 21 gennaio 2011: quattro manifestanti uccisi; nel 2023 la Corte EDU si pronuncia sul caso Nika c. Albania. Tavola documentaria originale, non fotografia storica.

La Corte ha esaminato gravi lacune nella ricostruzione dei fatti e nell’effettività degli accertamenti. Human Rights Watch aveva già chiesto nel gennaio 2011 che la procura potesse indagare senza interferenze. La sentenza riguarda gli obblighi dello Stato e non attribuisce automaticamente a Berisha una responsabilità penale personale. È una distinzione giuridica essenziale, che non attenua il dovere delle istituzioni di chiarire l’uso della forza.

Dopo la protesta di gennaio, la sfida si spostò alle urne. Alle elezioni municipali dell’8 maggio 2011, il primo conteggio attribuì a Rama un vantaggio di dieci voti. La successiva decisione di conteggiare anche schede valide inserite nell’urna sbagliata modificò il risultato e alimentò ricorsi e contestazioni. Il 23 giugno la Commissione elettorale proclamò vincitore Lulzim Basha, candidato del Partito Democratico, con 93 voti di vantaggio su Rama. Il margine di 81 voti riportato in una fase del contenzioso non era quello definitivo. L’OSCE/ODIHR documentò le criticità della procedura; a prevalere non fu Berisha personalmente, ma il candidato del suo schieramento.

Rama lasciò il municipio, ma restò alla guida del Partito Socialista. Due anni dopo, nelle elezioni del 2013, la coalizione da lui guidata conquistò la maggioranza e pose fine al governo Berisha. Il passaggio dall’opposizione all’esecutivo invertì i ruoli dei due leader e riportò al centro la questione delle regole democratiche che entrambi avevano invocato da posizioni opposte.

Nel 2026 i ruoli si sono invertiti: Rama governa, Berisha sostiene la contestazione dell’esecutivo. Le piazze di oggi non sono sovrapponibili ai quattro morti del 2011. Il confronto storico serve invece a ricordare una regola costante: il diritto a manifestare pacificamente non dipende dall’identità del partito al potere.

Il governo deve proteggere persone e beni da aggressioni e incendi; l’opposizione può contestarne le scelte. In entrambi i casi l’intervento delle forze dell’ordine dev’essere proporzionato e verificabile. È su questa continuità di principi, più che sulla polemica fra Rama e Berisha, che si misura la memoria del 21 gennaio.

Quattro mandati: il consenso e i limiti del sistema

Dal 2013 Rama governa il Paese; dopo le elezioni del 2025 è al quarto mandato. La longevità del suo governo è anche un dato elettorale: gli elettori hanno ripetutamente assegnato la maggioranza ai socialisti. Ignorarlo significherebbe falsificare la storia. Ma un’elezione competitiva non esaurisce la valutazione sulla qualità delle istituzioni fra un voto e l’altro.

Il rapporto finale OSCE/ODIHR sul maggio 2025 contiene due elementi che devono essere tenuti insieme: il voto è stato competitivo e professionalmente gestito, ma non si è svolto in condizioni paritarie per tutti i contendenti. Gli osservatori hanno segnalato uso improprio di risorse pubbliche, pressioni sui dipendenti e altri problemi che incidono sull’eguaglianza della competizione. Non hanno annullato politicamente il risultato; hanno indicato difetti che un sistema democratico deve correggere.

Nel frattempo l’Albania ha compiuto progressi oggettivi nel percorso di adesione europea. Il 13 ottobre 2026, nel momento in cui cominciavano le proteste studentesche di questi giorni, i negoziati hanno segnato la chiusura provvisoria del quarto capitolo. Tutti i 33 capitoli del negoziato sono stati aperti. È un risultato istituzionale, non una garanzia automatica sull’esito finale né una prova che ogni settore del Paese funzioni bene.

Qui emerge una tensione del lungo governo Rama. Il progresso nei negoziati europei si misura in capitoli aperti, riforme e impegni formali; la fiducia dei cittadini passa anche per i servizi pubblici, le opportunità economiche, la possibilità di contestare decisioni e l’imparzialità degli uffici. I risultati internazionali e il dissenso interno possono quindi coesistere senza che l’uno cancelli l’altro.

Corruzione: il confine tra contestazione e prova

L’accusa di corruzione percorre la politica albanese da molti anni e non nasce con l’ottobre 2026. In questa nuova ondata di manifestazioni ha assunto particolare rilievo il procedimento che riguarda Belinda Balluku, già vicepremier e ministra delle Infrastrutture. Il 20 ottobre la Procura speciale anticorruzione ha formalizzato contestazioni connesse, tra l’altro, ad appalti pubblici, corruzione e riciclaggio. Balluku aveva negato gli illeciti. Non è intervenuta una condanna e non sarebbe legittimo scrivere il contrario.

Il dato politico non coincide con l’esito penale. Per il giudice contano elementi, responsabilità individuali e standard di prova; per i cittadini conta anche il rapporto fiduciario con chi amministra grandi risorse. Il governo deve difendere la presunzione d’innocenza degli indagati e, insieme, rendere conto di come sono state operate le scelte amministrative contestate. Né lo scandalo politico può sostituirsi alla sentenza, né l’assenza di condanna definitiva esonera da spiegazioni pubbliche.

Berisha utilizza la questione della corruzione nella critica al governo, ma la richiesta di trasparenza riguarda ogni schieramento. Un procedimento penale non è una sentenza e non permette di estendere automaticamente responsabilità a un partito o al primo ministro. Parallelamente, l’assenza di una condanna definitiva non elimina il dovere politico di spiegare le scelte amministrative sottoposte a contestazione.

La protesta non è una proprietà dell’opposizione

Le manifestazioni di ottobre hanno una genealogia più ampia della politica dei partiti. Nella primavera del 2026 si era formato un movimento ambientalista contro un contestato progetto turistico nella fascia costiera di Vjosa-Narta, divenuto riconoscibile anche attraverso il simbolo del fenicottero rosa. Il 13 ottobre le proteste studentesche su costi dell’istruzione e prospettive economiche hanno dato nuova forza alla contestazione. Si sono poi aggiunte la critica alla corruzione e le richieste di dimissioni.

Berisha ha pubblicamente sostenuto i giovani e sollecitato la partecipazione dei democratici. Il suo partito, il 17 ottobre, ha diffuso un intervento in cui prometteva protezione e appoggio alla rivolta studentesca. È una scelta politica esplicita, legittima in quanto tale. Non prova però che il Partito Democratico abbia creato, organizzato o controllato l’intero movimento.

Resoconti indipendenti descrivono una mobilitazione che rifiuta di essere assorbita nel tradizionale duello Rama–Berisha. Alcuni rappresentanti dell’opposizione hanno incontrato diffidenza quando hanno cercato di rivolgersi alle piazze. Questo elemento è decisivo: se la protesta contiene anche una contestazione dell’intera classe dirigente, trattarla come semplice prolungamento di Berisha impedirebbe di capire una parte del suo significato.

Accanto a cortei pacifici si sono verificati assalti, danneggiamenti e incendi. Le forze dell’ordine hanno impiegato lacrimogeni e idranti; sono stati registrati numerosi arresti e feriti. Il 21 ottobre le autorità sanitarie hanno comunicato 320 feriti complessivi dal 13 ottobre: 192 agenti, 92 manifestanti e 36 passanti, inclusi sei operatori dell’informazione. È un dato sanitario riferito a una data e a un perimetro precisi, non un giudizio sull’attribuzione delle responsabilità.

Il Difensore civico ha aperto rilievi preliminari sulle condizioni della custodia e sul trattamento delle persone fermate. I rilievi devono essere approfonditi; non equivalgono a sentenze. È necessario, simultaneamente, accertare chi abbia aggredito gli agenti, chi abbia danneggiato beni pubblici e privati e se ogni intervento di polizia sia rimasto proporzionato. Altrimenti il confronto politico trasforma la sicurezza e i diritti in due bandiere incompatibili, quando sono entrambi doveri dello Stato.

Immagine illustrativa dell’articolo su Edi Rama, Cronache Albanesi
Tre vicende da distinguere: proteste, accuse di interferenza e verdetto sull’UÇK. Schema originale di Cronache Albanesi; nessuna regia comune è qui dimostrata.
Il lessico della “guerra ibrida”

Il 18 ottobre Rama ha dichiarato che un drone con esplosivo diretto verso la sede del governo sarebbe stato neutralizzato due giorni prima, evocando possibili interferenze straniere. Il 20 ottobre ha parlato di «guerra ibrida» e di attività digitali riconducibili, secondo la sua interpretazione, anche a soggetti russi o iraniani. Sono affermazioni del premier: nelle fonti esaminate non costituiscono di per sé una prova tecnica indipendente.

La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha respinto le accuse. Anche questa risposta è una presa di posizione politica. L’Albania aveva già denunciato nel 2022 attacchi informatici attribuiti all’Iran, ma quel precedente non dimostra un ruolo iraniano nelle proteste del 2026. Per stabilire l’esistenza di una regia estera servirebbero dati sul coordinamento e sull’attribuzione delle operazioni, distinti dalle rivendicazioni dei manifestanti.

La sentenza sull’UÇK e il confine della memoria

Il 16 settembre 2026 le Camere specializzate del Kosovo all’Aia hanno pronunciato una sentenza di primo grado contro Hashim Thaçi, Kadri Veseli, Rexhep Selimi e Jakup Krasniqi. Il verdetto riguarda crimini di guerra; i quattro sono stati assolti dai capi relativi ai crimini contro l’umanità. La decisione non è definitiva e riguarda responsabilità individuali, non la legittimità della lotta per l’indipendenza del Kosovo.

Rama ha reagito duramente alla decisione, richiamando il peso della guerra del Kosovo nella memoria nazionale albanese. Il procedimento dell’Aia resta tuttavia distinto dalla crisi politica di Tirana: la vicinanza delle date non dimostra un collegamento causale con le proteste né con le accuse di interferenza straniera. Il nesso, se sostenuto, richiederebbe prove specifiche.

Il futuro che non appartiene a due uomini

La carriera di Edi Rama attraversa quasi trent’anni di storia albanese: il ministero alla fine degli anni Novanta, la trasformazione di Tirana, la guida del Partito Socialista e quattro mandati alla testa del governo. Alla sua continuità hanno contribuito il consenso elettorale, la capacità di organizzare il partito e risultati riconoscibili nel rapporto con l’Europa. È una storia politica concreta, che non può essere ridotta né a un’immagine di modernizzazione né alle contestazioni più recenti.

La permanenza di Rama al centro della scena si è sviluppata dentro una rivalità altrettanto duratura con Sali Berisha. Lo scontro ha segnato la transizione democratica, offrendo agli elettori alternative riconoscibili ma lasciando spesso in secondo piano il rafforzamento delle istituzioni indipendenti. Le elezioni del 2025 e le manifestazioni del 2026 raccontano due realtà da considerare insieme: la legittimazione ottenuta nelle urne e le domande di una parte della società che non si sente ascoltata.

Per questo, il significato dei ventotto anni non sta soltanto nella successione delle cariche. Sta nel modo in cui una figura inizialmente presentata come rottura abbia finito per identificarsi con una lunga fase di potere. La durata può testimoniare capacità di governo e radicamento; rende anche più difficile separare i risultati ottenuti dai problemi rimasti irrisolti.

Il futuro dell’Albania non dipenderà soltanto da quanto a lungo Rama rimarrà in carica o da chi riuscirà a sostituirlo. Dipenderà dalla possibilità che le regole, i controlli e le opportunità funzionino per chi governa, per chi si oppone e per chi scende in piazza senza riconoscersi in nessuno dei due. È questa la questione che il suo lungo percorso consegna al Paese.

VERSO LA PUNTATA CONCLUSIVA | TRE CRISI, UNA SOLA REGIA?

La quinta puntata tornerà alle origini delle mobilitazioni ambientaliste. La conclusione della serie distinguerà invece i fatti accertati dalle ipotesi sui possibili legami tra protesta, interferenze straniere e dibattito sulla memoria dell’UÇK, senza dedurre una regia comune dalla sola coincidenza delle date.

FRANCESCA DI MATTEO · Cronache Albanesi
FONTI DOCUMENTARIE E ICONOGRAFIA

Le fonti sono riportate con link attivi. Le dichiarazioni del governo e dell’opposizione sono identificate come fonti di parte.

 · Governo albanese — Biografia istituzionale di Edi Rama · Apri fonte
 · Commissione europea — Profilo di Edi Rama · Apri fonte
 · OSCE/ODIHR — Elezioni locali dell’8 maggio 2011: rapporto finale · Apri fonte
 · OSW — La controversia sul voto di Tirana del 2011 · Apri fonte
 · Corte EDU — Nika c. Albania, 14 novembre 2023 · Apri fonte
 · Human Rights Watch — Independent Inquiry Needed Into Protester Deaths (2011) · Apri fonte
  · OSCE/ODIHR — Rapporto finale elezioni politiche 2025 · Apri fonte
  · Consiglio UE — Albania e negoziati di adesione, 13 ottobre 2026 · Apri fonte
  · Commissione UE — Chiusura provvisoria capitolo 20, 13 ottobre 2026 · Apri fonte
 · Reuters — Manifestazioni e diffusione nelle città, 16 ottobre 2026 · Apri fonte
 · AP — Proteste al quinto giorno, 17 ottobre 2026 · Apri fonte
 · Reuters — Rama e il rapporto tra proteste e percorso europeo, 18 ottobre 2026 · Apri fonte
 · Governo albanese — Rama ai dirigenti delle scuole, 20 ottobre 2026 · Apri fonte
· Partito Democratico — Berisha sulla protesta studentesca, 17 ottobre 2026 · Apri fonte
· Al Jazeera — Movimento orizzontale e distanza dai partiti, 20 ottobre 2026 · Apri fonte
 · Reuters — Imputazioni contro Belinda Balluku, 20 ottobre 2026 · Apri fonte
· ANSA — Dichiarazione di Rama sul presunto drone, 18 ottobre 2026 · Apri fonte
 · Interfax — Replica di Maria Zakharova, 18 ottobre 2026 · Apri fonte
 · NATO — Attribuzione attacchi informatici del 2022 all’Iran · Apri fonte
 · Kosovo Specialist Chambers — Sentenza di primo grado del 16 settembre 2026 · Apri fonte
 · Reuters — Proteste e conflitto sul resort, 19 ottobre 2026 · Apri fonte
 · Difensore civico albanese — Monitoraggio proteste 20 ottobre, diffuso il 21 · Apri fonte
 · RTSH — Bilancio sanitario del 21 ottobre, ore 11 · Apri fonte
 · Euronews Albania — Udienze su 58 fermati e liberazione di 22, 21 ottobre · Apri fonte
· Euronews — Dichiarazioni di Rama sulla “guerra ibrida”, 20 ottobre · Apri fonte
· Consiglio d’Europa — Profilo elettorale e osservazioni sulle elezioni 2025 · Apri fonte
· Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa — Esito definitivo Tirana 2011: 93 voti, proclamazione 23 giugno · Apri fonte
· Cadena SER — 22 ottobre 2026: tensione e scontri fra deputati nel Parlamento albanese · Apri fonte
 · Panorama — 20 ottobre 2026: convocazione della seduta parlamentare per il 22 ottobre · Apri fonte
· Balkanweb — 20 ottobre 2026: convocazione della protesta nazionale del 24 ottobre · Apri fonte
CREDITI E LICENZE DELLE FOTOGRAFIE INSERITE
Tirana, giugno 2006 — Chlämens, pubblico dominio. · Scheda e licenza
Tirana, 21 gennaio 2011 — Godo-Godaj; variante senza scritte Albinfo, CC BY 2.0. · Scheda e licenza
Berisha, Bruxelles, 4 giugno 2025 — European People’s Party, CC BY 2.0. · Scheda e licenza